Dopo otto anni di punizioni e marce indietro, il Tribunale e decide in primo grado: condannato dirigente comunale

- Cronaca IlVaglio.it

Con sentenza di primo grado, il 26 settembre, il Tribunale di Benevento, presidente Fallarino, giudici a latere Rotili e Telaro, ha inflitto la pena di 3 anni ad Andrea Lanzalone, dirigente del Comune di Benevento. In aggiunta, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, nonché il risarcimento dei danni alla parte civile, da liquidarsi in separata sede. Due anni e 4 mesi, invece, all’altra imputata, Cristiana Fevola, (consulente della società occupatasi delle procedure concorsuali) con la riqualificazione dell'accusa di falso commesso da pubblico ufficiale in quella di falsità materiale commessa da privato.

Per Lanzalone il collegio ha inasprito le richieste del Pm, Flavia Felaco, che aveva proposto la pena di un anno e mezzo; confermata invece la richiesta di pena (2 anni) per Fevola. Il tutto per un concorso bandito nel 2011 dal Comune di Benevento (per due posti di funzionario tecnico ingegnere o architetto). Concorso poi ritirato e non portato a termine nel 2012.

La Procura della Repubblica (inizialmente col sostituto Antonio Clemente) indagò, chiese e ottenne - il 2 luglio 2013 - la misura cautelare degli arresti domiciliari per Lanzalone (accusato di tentata concussione e 5 altri reati) misura poi mitigata dal Tribunale del riesame di Napoli. Il dirigente venne immediatamente sospeso dal servizio dall’allora sindaco Fausto Pepe. Lanzalone (al Comune dal 2006 per mobilità) però fu rimesso in libertà e riammesso in servizio al Comune, dove ha svolto e svolge altri incarichi.

Le accuse ai suoi danni per il citato concorso, anni dopo, dal subentrato sostituto procuratore Giacomo Iannella, vennero di molto ridotte e fu chiesto il rinvio a giudizio solo per tentata concussione e non più anche per gli inizialmente ipotizzati reati di truffa, corruzione, abuso di ufficio... Il processo fu effettivamente disposto dal Gup, il 17 novembre 2014, con la fissazione della data di apertura del dibattimento al 12 febbraio 2015. A giudizio, come detto, con il dirigente, anche Cristiana Fevola, accusata di falso, responsabile della società Team Consulting cui la Giunta Pepe aveva esternalizzato, nel 2011, l’organizzazione delle procedure selettive per il concorso.
I due imputati si sono sempre dichiarati innocenti.
Gli altri sette indagati iniziali sono stati, nel tempo, prosciolti da ogni accusa.

Il 3 aprile del 2015, a sei mesi dal rinvio a giudizio, colpo di scena: il sindaco Pepe (all’epoca a sua volta imputato in un diverso procedimento, per di più, assieme a Lanzalone e altri), con grande severità, sospese dallo stipendio e dalla funzioni Lanzalone con un atto discrezionale e quindi non dovuto e certamente non tempestivo…
Il 27 luglio 2015, però, il Tribunale di Benevento dispose la reintegra di Lanzalone nel posto precedentemente assegnato, cioè, di dirigente del Settore comunale delle Attività Produttive. Da tale riammissione in servizio, non più rimessa in discussione, ci sono voluti, altri 4 anni prima di poter avere una sentenza, quella di primo grado.
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Alla luce di quanto già visto in questo procedimento penale, ancor più che in altri casi, è più che doveroso ricordare la provvisorietà di questa sentenza (tra l'altro Lanzalone uscì assolto anche nel giugno 2014 anche da un altro processo - il caso Digep - che lo aveva visto indagato e poi imputato per 4 anni, mentre lo stesso dirigente, con altri, è stato condannato in primo grado a 2 anni, il 17 aprile 2019, per abuso di ufficio nel processo detto 'Mani sulla città', un'altra mega inchiesta giudiziaria sgonfiatasi alla fine quasi del tutto).

Si è colpevoli solo dopo una sentenza definitiva passata in giudicato e, data la convinta dichiarazione di innocenza degli imputati, è più che scontato il ricorso in Appello contro la sentenza di condanna ricevuta (e c’è poi sempre il terzo grado davanti alla Cassazione). Ancor più degli altri casi, ripetiamo, perché abbiamo già assistito all’emissione di iniziali provvedimenti severi, ai danni di Lanzalone, poi riformati dai successivi giudici cui ha fatto ricorso.

Resta poi la consueta censura del Vaglio.it, fatta in totale solitudine, alla magistratura locale che si determina (e nemmeno in via definitiva) con anni di ritardo (in questo caso se ne contano otto !) rispetto a quando comincia a inquisire, adottando però e addirittura - senza porsi troppi problemi sulla nota lentezza del proprio agire - pure provvedimenti che limitano la libertà personale dei malcapitati nel frattempo indagati. E potenzialmente assolti come poi, a Benevento, per molti imputati in tanti processi è accaduto.

Sconcerta non poco quindi l’adozione, nella lentamente partorita sentenza, della pena dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici ai danni di chi si è intanto lasciato in servizio per otto anni, sempre per la lentezza del proprio operato giudiziario. E dopo che nel frattempo altri due giudici – del medesimo Tribunale - avevano riammesso nel pubblico servizio il provvisoriamente allontanato Lanzalone, più volte, ad anni di distanza!

Si potrebbe obiettare che almeno stavolta la limitazione della libertà è stata inflitta da una sentenza e non, come in passato, da misure cautelari che non dovevano essere adottate. Ma è una magra consolazione per l’opinione pubblica che assiste sconcertata a questi ”stop and go” e non lo è per neinte per gli imputati che, ripetiamo, si professano tuttora innocenti.

Abbiamo seguito con tanti articoli (come i tanti link di questo articolo testimoniano) questo procedimento, non lesinando di volta in volta le critiche a coloro che – gestendo il potere giudiziario o politico-amministrativo – hanno mostrato severità inconsueta, nei provvedimenti giudiziari, o contraddittorietà in quelli amministrativi, data l’indulgenza avuta verso se stessi essendo, all’epoca, chi li adottò coimputato in altro procedimento. Nel ribadire tali chiare critiche, anche oggi, restiamo in attesa della definitiva conclusione di questo processo che dello zigzag, per non aggiungere altro, ha fatto la sua cifra caratteristica.