Ci si accapiglia a Benevento per l’utilizzo di un impianto sportivo per colpa del Comune che non decide

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Una volta a Benevento gli impianti sportivi di proprietà comunale – non appaia strano - erano dote del... Comune. E all'ufficio Sport (c'era una volta…) le 'guerre guerreggiate' riguardavano al più gli orari da suddividersi per gli allenamenti settimanali, ferma restando la disponibilità degli stessi per le gare ufficiali secondo i calendari stilati dalle varie federazioni e proposti al dirigente preposto. Venne, dopo, l'età del liberismo applicato alla loro gestione, per una legge economica comprensibile a tutti: finito il latte nella mammella pubblica, si passò al surrogato in polvere delle responsabilità devolute alle società in grado di assicurare l'ordinario a fronte di un corrispettivo al proprietario-Comune di Benevento.

Fino a quando non è ritornato al pettine proprio il nodo degli affidamenti (in particolare grazie all'amministrazione Mastella): talora di durata impossibile, talora disattesi nei pagamenti del 'fitto', talora caratterizzati da canoni irrisori.

Ora spicca su tutte le vicenda del bando relativo al Pala Valentino Ferrara, già Paladua, e sede soprattutto del variegato e litigioso mondo della pallamano sannita. E questa vicenda ha toccato vertici davvero inusitati, nel condursi con verve polemica fra società in lizza che si rinfacciano di tutto, fra società e Comune per un bando fatto non proprio a regola d'arte, fra società e politici non estranei a una qual certa 'partigianeria'.

Tocca ripetersi, purtroppo, soprattutto alla luce dell'ultimo, ma solo in ordine di tempo, contrasto sorto e divenuto pubblico attraverso interventi e note stampa (leggi sul Vaglio.it). Pur avendo sollevato il problema della sclerosi patita nel settore, con colpevole atteggiamento delle Giunte Comunali precedenti (almeno i dieci anni del centrosinistra di Pepe) che hanno gestito il parco-impianti secondo la logica del reciproco 'quieto vivere' (espressione sotto il cui ombrello far confluire esattamente tutto quel che si pensa di male), la maggioranza mastelliana, al governo dal 2016 a oggi, nell'approcciare rivisitazione e rinnovo (questo, magari quando il concorrente al bando era uno solo), in qualche pasticcio s'è ritrovata e qualche via giudiziaria è stata ed è battuta e, nel futuro prossimo, certo non sarà abbandonata. In mezzo l'inerzia che si è tradotta nella crisi evidente della Commissione consiliare Sport.

Abbandonata dal presidente Paglia a luglio 2018 (non riuscì a portare avanti il suo lavoro e scelse di dimettersi), si è riunita – da allora - solo una volta sotto la guida del nuovo presidente Renato Parente.

La delicatezza, insomma, del tema è conosciuta ed è stata portata alla ribalta appunto dalla rinuncia di Paglia, la cui denuncia in tutta evidenza non ha sortito alcun effetto: perché è stata poco dirompente per questioni (allora) di equilibrio politico, perché è affogata nell'indifferenza sia politica che amministrativa di fronte a un problema ritenuto un nervo scoperto di secondaria importanza (salvo nelle sue connessioni elettorali). Ma il rimedio si è rivelato peggiore del male e ha, ancora una volta, messo alla frusta – e fatto conoscere all'opinione pubblica – il grado di interesse di Mastella e dei suoi. Che hanno azzerato l'esperienza di Paglia annacquandola con la designazione di un consigliere evanescente.

Il primo passo, pertanto, per restituire una giusta centralità anche alla politica, prima ancora che allo sport e al nodo impianti sportivi, è questo: il sindaco inviti Renato Parente ad agire, concretamente e in fretta, o a dimettersi. I problemi non si risolvono da soli e al danno si aggiunge anche la beffa costituita dal fatto che, attorno all’utilizzo di un impianto sportivo comunale, ci si sta pubblicamente accapigliando, con toni sempre meno sobri.