Sulla istituita Commissione contro razzismo, violenza, odio e antisemitismo Lonardo si esprima con chiarezza

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Alessandrina Lonardo
Alessandrina Lonardo

C’è, in fondo, anche una ricaduta morale sugli elettori della specifica forza politica, ma più in generale sulla comunità del territorio, degli atteggiamenti istituzionale tenuti dai parlamentari sanniti. Si prende l’ultimo esempio in ordine di tempo, che ha già riempito pagine virtuali e cartacee di commenti per la sua portata ritenuta ‘dirompente’ e invece di sconcertante normalità, oltre che perfettamente adeguato all’aria che si respira in questi ultimi, bui tempi: l’approvazione a palazzo Madama, nella seduta del 30 ottobre, di una mozione a cura di Liliana Segre (per il suo curriculum vitae non è il caso di spendersi oltre: basta il nome, perché anche nella diffusa ignoranza esso non viene affatto ignorato dagli ambienti interessati…).

“A conclusione della discussione di mozioni sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, l'Assemblea ha approvato la mozione n. 136 della sen. Segre e sottoscritta dalla maggioranza – si legge sul sito ufficiale del Senato -. L'istituenda Commissione avrà compiti di osservazione, studio e iniziativa per l'indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di etnia, religione, provenienza, orientamento sessuale, identità di genere o altre particolari condizioni fisiche o psichiche.

Avrà altresì funzioni di controllo e indirizzo per la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai suddetti fenomeni, svolgendo anche un ruolo propositivo, di stimolo e di impulso, nell'elaborazione e nell'attuazione delle proposte legislative. Tutte le altre mozioni sono state respinte”.

E’ risaputo che il testo ha ottenuto il via libera all’unanimità dei votanti (151) ma pure 98 astensioni, una platea rimasta seduta, un battimani inespresso: tutto ciò nel centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia – nessuna meraviglia -, Forza Italia – nessuna meraviglia, ma qualche anima bella ha sempre ritenuto il contrario -).

Continuando a leggere la nota pubblicata sul sito di palazzo Madama, ovvero il resoconto della seduta, “Forza Italia ha evidenziato che la Commissione voluta dalla maggioranza rischia di limitare la libertà di espressione”. E, come s’è potuto leggere, le espressioni di cui sono relative al contrasto di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Ora: non interessa sapere se la senatrice sannita di Forza Italia Alessandrina Lonardo in Mastella fosse presente o meno in aula, si sia alzata o meno, abbia battuto le mani all’approvazione della mozione che istituisce la ricordata Commissione.

Lonardo è parte, e nel Sannio importante (non solo lei in famiglia, peraltro), di un partito astenutosi, con siffatta affermazione che ha accostato i presunti moderati di Forza Italia alla conclamata destra di sfumature verde e nera.

Per evitare di ricorrere al solito “ma” che conviene sulla validità del tema e poi tende a trovare una giustifica, gli elettori di Lonardo e quelli non suoi, e comunque la gente del Sannio, vogliono essere edotti senza bizantinismi vari, essendo l’astensione di Forza Italia – e quindi di Lonardo – una ‘mancata convergenza’ sulla mozione di Segre, i sanniti, appunto, vogliono sapere se la senatrice di Ceppaloni, pure indefessa matrice di note stampa sulla sua attività parlamentare inerente i più vari argomenti, ritiene che i fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza debbano sottostare all’opportunismo elettorale. La risposta è in un monosillabo - che pure si suggerisce, per semplificare il compito arduo -: sì oppure no. Null’altro: prima, dopo o nel corpo di un qualsiasi discorso a corollario. Si chiama chiarezza, e mette alla prova – sfidandolo alla semplicità – la facondia verbale del politico.