Il viavai di sentenze e di propaganda politica sui resti dell'Amts di Benevento: una recita infinita della Commedia degli Errori

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Dovunque si leggano su di essa critiche letterarie o analisi del testo, il filo rosso che tiene tutto assieme è quello della comicità portata alle estreme conseguenze. Ora, che sia la 'vera' Commedia degli Errori di Shakespeare, o la sua versione riammodernata (Amts di Benevento) poco cambia, se non che il godimento ricavabile dalla prima si oppone al diletto amaro della seconda, palestra per esercizi della politica contrappuntata dalla realtà dei destini di un tot numero di lavoratori.

Cronache ultime: per la seconda volta interviene la Corte di Cassazione, nell'affannosa vicenda giudiziaria consumatasi nelle aule di tribunali di ogni ordine e grado avente a oggetto il fallimento o meno dell'azienda municipalizzata del trasporto cittadino. E stavolta arriva, sempre per un problema di procedura e non di merito, come è ovvio, un ritorno al passato (leggi: http://ilvaglio.it/article/9791/l039amts-ora-e-fallita-mastella-abbiamo-salvato-noi-i-93-posti-di-lavoro.html). Accolta la tesi dei curatori fallimentari dopo che una precedente pronuncia della Corte aveva dichiarato l'inammissibilità del loro ricorso. Insomma, un viluppo che, in conclusione, riparte dal secondo grado e ripristina lo status quo ante: l'azienda, per quanto già morta e sepolta (14 febbraio 2017), è nuovamente fallita. E attende ancora oggi che torni a pronunciarsi un tribunale. Difficile non cogliere un aspetto più 'comico' di questo e difficile ancor più che la politica si tenga al di fuori del ping pong. In fondo questa storia sopravvive perché:

- da un lato c'è il tentativo di fare salva la memoria del centrosinistra di decennale governo cittadino. “Come volevasi dimostrare” (revoca confermata dalla Cassazione, settembre 2018), “non vi erano i presupposti per dichiarare il fallimento dell’AMTS”, “abbiamo sempre creduto nel Piano di rientro e siamo felici che la Cassazione ci abbia dato ragione. Giustizia è stata fatta”, il puzzle di soddisfazione di allora del Pd;

- dall'altro il desiderio che sia eretto un monumento al governo del salvatore della patria su gomma: “Non chiediamo all’opposizione (o a parte di essa), che pure ha determinato questa situazione di sfascio, di plaudirci ma per lo meno di non dire inutili sciocchezze. Peraltro, il nostro stile e la nostra linea di condotta hanno salvato il posto di lavoro a 93 dipendenti”, così l'amministrazione mastelliana, oggi.

Come se il Concordato preventivo con tanto di Piano di rientro nel primo caso non fosse stata la spia di una conclamata crisi d'impresa e conseguente insolvenza; come se il trasporto pubblico locale non fosse un servizio essenziale per la comunità degli amministrati e la salvaguardia dei livelli occupazionali un 'dovere' da esperire piuttosto che una medaglia da appuntare al petto.