Il Comune di Benevento alla fine ha dovuto pagare i suoi debiti alle Samte che intanto sta affondando

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Antonio Di Maria e Clemente Mastella
Antonio Di Maria e Clemente Mastella

Ci sono momenti di vera trasparenza i quali disperdono le opacità istituzionali e mediatiche che, ad esempio, avvolgono temi sensibili come l’ambiente e i posti di lavoro in fondo a esso collegati.L’ufficio stampa del Comune di Benevento ha provveduto (leggi sul Vaglio.it) a informare l’opinione pubblica del comportamento ‘retto’ tenuto dall’Ente a guida mastelliana, cioè l’aver “istruito tutte le procedure propedeutiche alla liquidazione di una parte del credito che la Samte vanta nei confronti del Comune di Benevento”. Giungendo quindi alla liquidazione della “quota dovuta dal Comune alla Samte per l’ultimo mese dell’anno 2017 che, a seguito delle verifiche effettuate (anche con l’ausilio dell’Ufficio Legale) rispetto alle diverse opposizioni proposte negli anni per i continui aumenti della tariffa effettuati dalla Provincia, risulta dovuta”. Più chiaro di così…

Mai, in fondo, si è infatti discusso in modo così particolareggiato delle spettanze della Samte che, proprio per l’assenza di liquidità dovuta pure ai mancati incassi, si trova oggi ad affrontare una crisi i cui riflessi si riverberano sulla pelle di decine di lavoratori, dal destino (ci si augura non) segnato: licenziamento. In attesa di qualche altra nota stampa/operazione verità che ci ricordi in che modo e se il Comune di Benevento abbia provveduto a far di conto, come il testo reso noto lascia trasparire, sull’altra “parte del credito che la Samte vanta”, magari quando sarà terminato l’imperterrito iter di contrasto agli aumenti tariffari, non resta che avviarsi sul sentiero delle memoria recente per ricordare certi sottovalutati antefatti alla corda tesa dal Comune di Benevento dinanzi alle caviglie della società partecipata della Provincia di Benevento.

Mentre è maturata la 'revisione' parziale a questo sgambetto, infatti, un po’ di tempo fa (nell’Assemblea dei sindaci convocata nella seconda decade di luglio dal presidente della Provincia, Antonio Di Maria), il curatore della procedura concordataria della Samte, Antonio Pio Morcone, e il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, se le sono suonate, a parole.

Morcone, scriveva all'epoca Gazzetta di Benevento, ricordava nella discussione “le cause e le concause di questa situazione (crisi Samte, Ndr), il cui vulnus è stato caratterizzato, in pratica, dalle impugnative, da parte dei Comuni, delle tariffe approvate dalla Provincia con l'intento di non pagare ovvero di dilazionare il più possibile i pagamenti”. Aggiungendo pure che “tra coloro che 'attentano' ai conti, c'è anche il Comune di Benevento che ha visto tra i primi atti proposti dall'Amministrazione Mastella, proprio quello di impugnare la tariffa”.

Apriti cielo: “Mastella, prendendo come una provocazione il ragionamento di Morcone, ha inveito contro il suo collega dicendogli che in questo modo egli non stava facendo il suo lavoro e per il quale è pagato”. Rincarando: “Sta dicendo invece cose non vere. Io se mi accorgo che le cose non vanno ho il dovere di impugnare gli atti dinanzi ai Tribunali. Poi se il Tar mi darà torto, pagherò”. Infatti ha dovuto pagare. Qualcosa, – rivela il citato comunicato del Comune - ma ha pagato e con un po' di pernicioso ritardo.