L'espulsione di Caldirola: per continuare spedito l'ottimo cammino, il Benevento eviti queste leggerezze

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Secondo la logica (stringente in matematica, invero) per cui un punto è meglio di niente (ma tre sarebbero stati meglio, e soprattutto non impossibili), il pareggio a Castellammare di Stabia è stato accolto con un sollievo in parte ingiustificato, data la conclamata disparità qualitativa e di classifica fra le squadre in campo. Ma appunto guardando al bicchiere mezzo pieno ecco la (l'eccesso di) soddisfazione, soprattutto alla luce della inferiorità numerica patita proprio nella fase decisiva del match dei giallorossi contro la Juve Stabia.

Ecco: nella aleatorietà dei pronostici appena ricordata, la valutazione – settimana dopo settimana – delle prestazioni agonistiche di Luca Caldirola si è invece rivelata un punto fermo. Il miglior acquisto in corso d'opera nella passata stagione s'è confermato – senza sorpresa alcuna, in tal senso – il migliore anche quest'anno in virtù della sua riconferma. E' questo il motivo che permette di individuare nella sua espulsione sabato scorso un episodio davvero negativo sotto il profilo della responsabilità, conseguentemente, una forma di insegnamento da recepire in toto da parte della squadra allenata da mister Inzaghi. Nell'accidentato – da par suo – cammino di un campionato lungo, con tutte le sue variabili (impreviste), non possono trovare spazio leggerezze di tal fatta, soprattutto se consumate alla vigilia di un appuntamento di acclarato senso per il prosieguo del campionato (la sfida interna col Crotone, secondo in classifica, il prossimo 23 novembre).

E' nella cura, di squadra e individuale, di tali particolari, senza piagnistei o recriminazioni sui metri arbitrali che non possono essere discussi oltre che interpretati, che matura la consapevolezza della propria statura e caratura tecnica in un torneo così difficile. Ciò indipendentemente dal valore dei sostituti, tale magari da non far rimpiangere il titolare del ruolo, ma comunque chiamati a un compito difficile con una pressione indebita e non nel segno di una ordinaria e più comprensibile alternanza.