I vorrei ma non posso del Patto Civico nella seduta di Consiglio Comunale a Benevento

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Le sedute di Consiglio comunale a Benevento si rivelano, senza sorpresa alcuna, come sempre momenti di mera/amena ratifica dell'Ordine del Giorno predisposto. Il copione non è mutato neppure l'11 novembre, data dell'approvazione del bilancio consolidato dell'Ente, cioè, la certificazione della giustezza e del perfetto equilibrio della bilancia dei conti. Ciò come frutto maturo dell'impossibilità di sovvertire maggioranze numeriche, con lo spunto cronachistico colto magari nell'assottigliarsi del favore dei consiglieri (solo 16 stavolta hanno detto 'sì'), contrappuntato da un significativo tot di assenze. Paradossalmente, quello che avrebbe potuto caratterizzarsi come un segnale di debolezza si rivela - latitante o predicatrice nel nulla l'opposizione - un nuovo elemento di controllo del Consiglio da parte del sindaco.

Muove, insomma, a una tenerezza maggiore l'astensione del neonato Patto Civico (Scarinzi capogruppo; Paglia, Sguera, Aversano). Ha trovato in questa mossa un appiglio per certificare la sua esistenza (giovane, nel tempo), oltre a guadagnare qualche titolo di stampa. In realtà, ha preso atto in Assemblea della sua attuale insignificanza (“Da quando abbiamo costituito il gruppo consiliare – sono le parole di Scarinzi riportate da Anteprima 24 – siamo stati messi ai margini della maggioranza. Eppure non c’è stata da parte nostra la richiesta di alcun incarico ma solo la volontà di portare un contributo all’amministrazione”). Il Patto Civico al debutto nell'Assise ha fatto i conti con una forza contrattuale, non posseduta ma derivata, priva del vigore sufficiente a determinare uno stallo politico e/o sovvertire maggioranze.

Di qui solo i mezzi segnali, quell'astensione che è in politica un gesto abbozzato e interrotto prima che possa causare danni. Capita che nelle aule austere dove si esplica l'alto mandato istituzionale risuonino, come un'eco lontana, spezzoni di saggezza popolare... Mamma Ciccio mi tocca! Toccami Ciccio che mamma non c’è…