Storia semiseria e favole nella vera vicenda dei topi 'padroni' delle scuole di Benevento

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L'Istituto'S. Angelo a Sasso' di Benevento
L'Istituto'S. Angelo a Sasso' di Benevento

Da qualche settimana, con una certa puntualità, i topi conquistano ruoli di rilievo nella vita di Benevento e nelle preferenze degli studenti. La loro improvvida presenza fra i banchi, nei bagni, nei pressi delle scuole… ha imposto stop inattesi all’attività didattica, per i giorni naturalmente sufficienti affinché, tra una ordinanza sindacale e l’altra di chiusura, venisse completato l’iter ‘classico’ della derattizzazione a cura dell’Asl. Sul tema, fra ironie e realtà, ci siamo soffermati più volte, sottolineando (con un intervento del Direttore del Vaglio: leggi ) la distanza fra fatti, inefficacia e responsabilità istituzionale. E’ in questo solco che, certo per stemperare il clima, si inserisce l’intervento dell’assessore al ramo, la pubblica istruzione, del comune cittadino.

Rossella Del Prete, scrive Ntr24, riesce a cavarsela – ormai per stanchezza dell’opinione pubblica - nell’ardito gioco linguistico con il quale cerca di spiegare i motivi della presenza dei roditori in aula: “In alcune scuole, ad eccezione della Sant’Angelo a Sasso, nelle cui vicinanze si stanno svolgendo lavori (l’erigendo hamburgherificio, Ndr), la presenza dei topi è da attribuire ipoteticamente al fatto che si tratta di istituti localizzati vicino alle campagne”.

Occhio all’avverbio, 'ipoteicamente', che – Treccani spiega – indica qualcosa che si ritiene come possibile o eventuale, e quindi depotenzia quanto argomentato dinanzi a taccuini, telecamera e microfono.

Poi, in verità, non va del tutto negata l’epifania svelata dalla Del Prete, attribuendosi ai topi di campagna una maggiore incisività nella loro opera di diffusa lordura rispetto ai topi di città (fortunati, ovviamente, quegli alunni delle zone urbane, e chissà non ci sia qualche risvolto ‘sociale’ in questa differenza di classe. Scolastica). E, infine, per restare all’immaginario favolistico, Del Prete adopera l’arma dell’ironia per alleggerire il problema: “Sto pensando di affidarmi a un pifferaio magico da invitare nel centro storico della città per scovare i topolini e al tempo stesso far divertire i bambini”. Ma si fa pure strada il dubbio: che intendesse riferirsi alla sua avventura in politica?