Movimenti e stasi in vista delle elezioni regionali del 2020 e delle comunali di Benevento del 2021

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C’è chi, come “Civico 22”, ha colto l’attimo. L’onda lunga delle elezioni regionali del 2020, infatti, termina la sua corsa sulla spiaggia delle amministrative previste a Benevento (2021) ed è più d'uno il segnale che il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha lanciato, dai circoli a suo sostegno, reali o virtuali, alla insistente richiesta di primarie di coalizione (centrodestra, almeno per ora) per individuare il candidato da opporre a De Luca e/o chi sarà, fermando magari la fuga in avanti di Forza Italia e la convergenza su Stefano Caldoro.

Se è vero che il timing non prevede la fretta come consigliera, è altrettanto vero che l’interesse politico personale verso palazzo Santa Lucia, a Napoli, smonta un po’ le promesse mastelliane del passato di guardare al ruolo di sindaco come ultima perla di una lunga carriera e svuota un po’ di senso (in uno con le incertezze ed i disagi dimostrate e fatti patire a Benevento) quest’esperienza di governo. Quindi apre, sotto tale aspetto, crepe nell’operazione di rinnovo del consiglio comunale e scelta del nuovo sindaco.

Ma la corsa alla successione a palazzo Mosti palesa innanzitutto sia il ritardo delle opposizioni che la (prevedibile) indecifrabilità dell'attuale maggioranza.

Quest'ultima, intanto, brilla per l'assenza di leadership. I posizionamenti in corso d'opera, i gruppi e gruppetti trasversali e i battibecchi di stampo manzoniano non hanno di fatto favorito alcuna visibilità individuale quanto a concretezza, se non dei fuochi fatui, mentre l'escamotage del vicesindaco a rotazione ha depotenziato le aspirazioni anche degli esponenti della squadra di (mal)governo: nessuno degli assessori ha avuto la possibilità di lasciare il segno, né di fregiarsi del titolo di ‘delfino’.

Dalla parte opposta della barricata persiste la impalpabilità del MoVimento 5 Stelle, la cui (già falsa) spinta propulsiva si è esaurita, ai piani alti, nella prova dei fatti (governare), e a quelli più bassi nella leggiadria dell'insignificanza cui si è condannato sin dal momento della discesa in campo per le amministrative, con scelte sbagliate e presunzioni nel corso del tempo sbugiardate. A ciò si aggiunga che la lotteria che ha premiato addirittura tre esponenti beneventane catapultate in Parlamento, alla fin fine ha rivelato la vincita di un mero premio di consolazione: De Lucia, Ianaro e Ricciardi non hanno catalizzato su di loro attenzioni, né tantomeno fatto sfoggio di carisma tale da porsi e proporsi come punti di riferimento sul territorio, rintanatesi - come hanno fatto - solo nel particolare della loro attività istituzionale al riparo da qualsiasi esercizio di critica nei confronti di chi le ha poi portate a sbattere contro il muro leghista.

Il Pd, inoltre, il partito ritenuto (per numeri sempre più poveri rispetto al passato) più strutturato sul terreno nazionale e locale per avviare una controffensiva culturale nei confronti del populismo e dei rigurgiti (per ora) fascisti: anche in questo caso navigazione a vista, almeno in città. Ci sono pagine del passato ancora sui banchi di palazzo Mosti e ancora non definitivamente chiuse. Ci sono equivoci importanti come la presenza di più 'capigruppo' e, di conseguenza, l'assenza di una guida univoca e riconoscibile. C'è un ricambio inesistente, soprattutto non ci sono personalità dal nome spendibile coltivate nel corso della legislatura mastelliana.

Nella stasi dell'oggi e nel dubbio del domani, e con il conforto di recenti riscontri ittici più che positivi al ‘civismo’, la politica prova a fermarsi appunto al Civico 22, che ha fatto il suo esordio mediatico attraverso un lungo documento. “Il guanto di sfida è lanciato”, ha scritto Anteprima 24 commentando l’analisi redatta da quattro esponenti. Che si muove su uno sfondo quasi programmatico di tipici buoni propositi (elemento indispensabile, comunque, a tracciare un primo identikit: cosa vogliamo, innanzitutto, prima del chi siamo) in cui far confluire le tante istanze sociali manifestatesi sul territorio, coagulatesi attorno a temi distintivi e ai diritti civili, rappresentative di segmenti ampi di società che ora dovrebbero solo dimostrarsi mature nell'anticipare il tempo delle scelte - qualcuno, appunto come Civico 22, lo ha fatto, nel segno di un prevedibile solidarismo di stampo cattolico e spontaneismo ondivago - e lavorare per le successive convergenze, pure partitiche (sempre che questi ultimi non vogliano consegnarsi ad una definitiva eclissi). G.F.