L'Azienda Ospedaliera 'San Pio' di Benevento un po' più bella ma ancora senz'anima

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Un bel mattino a Benevento sparirono i palmizi monumentali che facevano tanto 'Egitto da cartolina', a significare la loro incongruità. Già non si ricordano, ormai, sostituiti da filari più modesti. Forse, tesi a far risaltare meglio il varco d'accesso alla struttura. Poi, una pettinata ai prati; il rinnovo della cartellonistica orizzontale e verticale; il tentativo di razionalizzare la viabilità interna; la creazione di nuovi spazi per il parcheggio.

Addirittura, e qui si toccherebbe l'apice, il riattamento di quell'orrido gazebo posto in avvio della salita Pacevecchia: nella notte dei tempi c'era un fioraio, adesso in ossequio ai nuovi tempi addirittura un “info point”, vezzoso ufficio che ci si augura di frequentare solo per chiede dove si trovi il reparto Maternità.
Su tutto l'insegna, “Azienda Ospedaliera San Pio”, bella grande e di fresca foggia e inaugurazione peraltro giunta proprio in prossimità delle festività natalizie.

E' chiaro non si rivelerebbe affatto complesso assimilare l'una alle altre, fino al pensiero conclusivo che, spentesi le luci, torni il buio della normalità. L'involucro riammodernato ci parla della forma e non della sostanza e però suscita un banale interrogativo sul perché, ad esempio, nel recente passato, un'opera pure piccola di rinnovamento non sia stata condotta. E sì che ogni Direzione Generale ha una diretta discendenza politica, e non è quindi l'arrivo in città del presidente della Giunta Regionale della Campania Vincenzo De Luca ad aver accelerato la voglia di cambiamento.

Il nuovo manager Ferrante, dunque, pare aver voluto offrire alla cittadinanza già un segno di discontinuità rispetto al passato in termini, diciamo così, di garbo estetico. Premono, però, dietro il suo uscio, le valutazioni critiche di associazioni civiche o parti sociali o normali utenti che, certo, non cedono alle lusinghe ricamate da un ufficio stampa. Come è comprensibile a tutti, Dg Ferrante per primo, è il tempo adesso (come l'involontaria metafora della mattinata di sabato 7 dicembre ha inteso suggerire: nebbia che si diradi) di far recuperare il terreno perduto, nella considerazione comune, di un ospedale progressivamente svuotato della qualità delle prestazioni. Altrimenti, se prima magari era anche un po' cadente, ora l'Azienda viene certo vista più bella, ma ancora senz'anima.