Le luci spente a Benevento, l'inverecondo scaricabarile e quei regali da scansare

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Massimo Troisi in 'Ricomincio da tre'
Massimo Troisi in 'Ricomincio da tre'

Gli sviluppi narrativi si nutrono del medesimo concetto. Cominciano Camera di Commercio e Valisannio: “L’ente camerale e Valisannio, dopo anni di duro lavoro, non meritano questo danno di immagine”. Prosegue un'associazione, la Confcommercio: “Il conseguente risultato mediatico oltremodo negativo a livello nazionale per il riconosciuto flop, ha sicuramente comportato e comporterà un notevole danno economico a tutto il comparto turistico, commerciale, artigianale”. Chiude il Comune di Benevento: “Una situazione che, oltre a deludere le migliaia di persone accorse per assistere all’evento, ha determinato anche un grave danno d’immagine per l’Amministrazione comunale pur non avendo essa alcuna responsabilità per quanto accaduto”.

E' comprensibile a tutti il riferimento alla domenica dell'Immacolata sporcata dal buio oltre l'albero di piazza Castello: infine, le luci dell'avvenire non sono sorte su Benevento. La notte ha portato il consiglio delle esternazioni necessarie e il giorno dopo ha prodotto il prevedibile, e non richiesto invero, balletto delle responsabilità.

Il Comune le ha allontanate da sé (la preoccupazione è naturalmente elettorale), cercando - senza riuscire – di prodursi pure in un salto mortale lessicale con coefficiente di difficoltà piuttosto alto: la disdetta della convezione con Camera di Commercio vorrebbe significare un segno di stima verso la stessa!

L'associazione dei Commercianti addossa le responsabilità alla Camera di Commercio e Valisannio, anche qui gettando il seme dell'impiccio d'occasione in un solco 'politico' che ara da tempo contro i vertici dei due enti: ora s'arriva a toccare la cima di una possibile class action, come mai è accaduto nella storia di questa città.

Camera di Commercio e Valisannio, infine, le scaricano sull’Ordine professionale degli Architetti e azienda prescelta, dimostrano di sapere del flop da prima del fatidico momento inaugurale e si ritengono parte lesa, come è ovvio, nel tentativo di conservare la rendita (messa in discussione) che viene dall'occupare poltrone istituzionali e scacciare la sindrome dell'abbandono. Più giù, per la cronaca, non c'è nessuno cui attribuire alcunché.

A proposito, le luci spente (inespresso desiderio di competere con chi ne ha sfruttato le potenzialità altrove, in regione, ricavando frutti ed economie notevoli) nascevano, a monte, appunto “nell’ottica di valorizzare ulteriormente la città”: e così la Camera di Commercio ha proposto, i commercianti hanno aderito e finanziato, il Comune ha deciso di stipulare una convenzione. Tutti – alla... luce dei fatti - d'amore e d'accordo per un vero e proprio regalo. Come accade spesso, viene in soccorso del cittadino, in casi del genere, la poesia, che stavolta sgorga da San Giorgio a Cremano, da Massimo Troisi in ‘Ricomincio da tre’: “No, lasciate sta’ … è capace che fanno quacche regalo pure a me, nun date retta”.