Giornata della legalità, Tillo (ANM): Falcone e Borsellino, un patrimonio da non dissipare

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l 23 maggio ricorre il 28esimo anniversario dell’attentato mafioso di Capaci costato la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta Antonio Montinari Rocco Dicillo e Vito Schifani. Nel rispetto delle restrizioni legate all'emergenza sanitaria in corso, domani alle ore 10,30, su iniziativa dell’Associazione Libera, si svolgerà presso il Tribunale di Benevento una breve commemorazione delle vittime delle stragi mafiose per mantenere vivo il ricordo di uomini dello Stato che hanno sacrificato la vita per la collettività.

Scrive, in proposito, Assunta Tillo, presidemte della locale sottosezione dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM):

"La strage di Capaci come quella di Via d’Amelio è una ferita per la nostra Repubblica che non potrà essere sanata e di cui dobbiamo tenacemente tenere vivo il ricordo per non disperdere il patrimonio professionale e umano dei colleghi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il nostro Paese, nella lotta alla mafia, ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane, di donne e uomini delle istituzioni e delle forze dell'ordine; pensiamo anche ai 27 magistrati uccisi, alle 27 'rose spezzate'. Per ogni magistrato è un enorme privilegio poter dire 'sono un collega di Falcone e Borsellino', poter indossare la loro stessa toga. Fare memoria commemorativa tuttavia non basta ma occorre che al ricordo si aggiunga una riflessione e chiederci quale sia l'eredità che ci hanno lasciato. Sicuramente il modello di Magistrato dagli stessi incarnato con naturalezza, di cui intendiamo fare professione quotidiana. Quel fervore, quel senso etico e del dovere, quel rifiuto intransigente del compromesso, quel naturale culto della legalità, difesa anche a rischio della morte accettato con titanica consapevolezza, siano e continuino ad essere i valori che guidano e guideranno il magistrato di oggi e di domani. Del resto, noi veniamo giudicati sulla base non della bellezza delle nostre parole ma della coerenza dei nostri comportamenti e Falcone e Borsellino ci hanno lasciato l’esempio di una vita sobria, di una legalità vissuta nell’impegno quotidiano e sofferto, praticato e non declamato, in un tempo difficile, a fronte di una mafia violenta, che colpì magistrati, forze dell’ordine, politici, avvocati, sindacalisti, giornalisti, persone con ruoli diversi ma unite nel valore della legge e del bene comune.

È una grande responsabilità che grava su tutti noi perché, come diceva Paolo Borsellino riferendosi a Giovanni Falcone, abbiamo un grande debito che dobbiamo pagare continuando gioiosamente la loro opera, testimoniando i valori in cui crediamo, dentro e fuori le aule di giustizia".