Benevento - Vaco distrattamente abbandunato... e ‘a zona rossa mme parla ‘e te... ma cca’ nun ce sta nisciuna !

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  • Il giorno dopo la 'zona protetta' il racconto per voci, scritture, immagini e video è stato un obbligo e infatti in pochi si sono sottratti. Lo sguardo si è appuntato sui vuoti della città, sulla desolazione del paesaggio, 'lunare', sulla dimensione – 'surreale' – del quotidiano.

    Chi ha messo alle spalle un po' d'anni strizza il suo immaginario pop e rievoca la gloriosa epopea a fumetti delle Cronache del Dopobomba, curate da due maestri come Bonvi e Guccini. Chi affonda gli artigli nell'oggi coglie un disegno meno grottesco e con risvolti più cupi, stile 'Walking Dead, per intenderci, dove nel mondo reso nuovamente primitivo e desertificato l'insidia non viene dal morto che azzanna ma dal vivo scriteriato.

    La città 'zona protetta' è anche oasi naturalistica: il suono costante del silenzio; il battito d'ali dei piccioni, gli unici ad assembrarsi senza pericolo; nessuna o pochissime saracinesche tirate su; i rintocchi dell'orologio della torre come l'eco dei passi scanditi sul selciato; l'aria tersa; la zona rossa che tinge il cielo ad est; il rito del saluto e del contatto a distanza; nonostante tutto la leggerezza del giorno che si apre.

    Anche se adesso appaiono nel medesimo modo, sono due città diverse: l'una scelta, l'altra imposta. Ma riservano a stessa gratifcazione: l'una, volendo, continuerà nel tempo delle prime ore del mattino; l'altra – basta volerlo – avrà una durata limitata.