Sì, la campagna elettorale non ci lascia neppure quando dovrebbe farlo. Il guaio è che non ci lasciano neppure questi politici, o presunti tali

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  • Allo scoccare della mezzanotte di un venerdì qualsiasi precedente un'elezione comanda il silenzio, e la furtività. La propaganda obbedisce allo stop della norma, ma - naturalmente - vive una sua ordinaria accelerazione proseguendo con altri mezzi che non siano volantini, comunicati stampa, affissioni o comizi. L'assenza della campagna elettorale si avverte nella presenza di consueti segnali cittadini del giorno dopo.

    L'elettore-Pollicino ha tutto il tempo di essere edotto sulla scelta seguendo le briciole-santini sparsi sui marciapiedi. L'automobilista ruoterà il tasto per ripulire il vetro da uno spessore solo a prima vista sconosciuto, il sandwich di volantini accumulatosi nel corso della trascorsa notte - nessuna vettura in sosta è stata risparmiata dal certosino lavorio sui tergicristalli.

    Il viandante curioso non potrà non lasciarsi andare a un sorriso nel leggere il cartellone precario del candidato super-eroe"Goldrake", beffardamente avvinghiato al tronco di un albero, forse per evitare l'affissione abusiva e la solerzia (presunta) dei vigili urbani.

    Il cittadino probo non potrà non apprezzare il volto appiccicato alla campana della raccolta del vetro: magari funziona da deterrente, allontanando chi intende depositare buste colme di bottiglie.

    L'ambientalista convinto approva il lavoro delle forze d'aria degli operatori ecologici appena assunti dall'Asia per sopperire all'endemica carenza di personale: solo a prima vista sono piccioni che becchettano, in realtà puliscono - a modo loro.

    Poco più in là, sono ammosciate e spente le 'vele' gonfiate per giorni dal vento della pubblicità, degli slogan e dei volti sorridenti di personaggi da Mulino Bianco.

    Tracce di una battaglia fra galoppini lasciati a briglie sciolte nella notte si colgono ai piedi dei tabelloni comunali, nel mare di carta strappata e sostituita prima di essere nuovamente strappata, e poi ancora. Intanto, sono ancora sprangate le porte dei luoghi/seggi, ma il particolare dell'identificazione è già stato fissato: è già riposo, preventivo, del guerriero.

    L'ultima immagine prima del ritorno a casa è quella dell'attacchino colto dalle luci dell'alba nella sua personale battaglia contro le regole: ma è pura malinconia e non orgoglio per una sfida. E nell'atrio strillano rigonfie anche le cassette della posta.

    Sì, la campagna elettorale non ci lascia neppure quando dovrebbe farlo. Il guaio è che non ci lasciano neppure questi politici, o presunti tali.