UNO SGUARDO DAL PONTE SAN NICOLA

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  • E' già una di quelle mattine in cui l'aria è più 'piccante', un morso ancora leggero al tessuto della maglietta. Il silenzio della prima ora, invece, è lo stesso di sempre. Anzi, accresciuto dal vuoto: delle auto, dei bus, dei motorini. Dei clacson, degli improperi, delle sgommate sul filo dei secondi da guadagnare. Come un juke-box arresosi all'età che rinvia la puntina sempre al medesimo solco, il semaforo continua a ripetere la sua sequenza cromatica senza l'affanno di doversi sbrigare per alleviare la fretta di qualcuno. Forse l'unico piacere è quello un po' infantile di... camminare in mezzo alla strada; inebriarsi del pericolo su ruote assente. Assaporare il gusto della trasgressione delle affettuose raccomandazioni materne: non attraversare subito, guarda a destra, poi a sinistra, poi ancora a destra... (col cavolo: sempre a sinistra).

    In quest'oggi di agosto sul ponte non c'è nessuno. Si può camminare sui marciapiedi rifatti ascoltando l'eco di qualche sconnessione, il suono vuoto di qualche mattonella. Cogliere giusto qualche strappo minimo nell'asfalto – e d'altra parte il lifting risale a meno di due anni fa. Dall'alto battuto con le suole, nessuna evidenza di pericolo, a meno di non sporgersi e lasciarsi catturare dall'orrido sottostante percorso da quel che resta d'un torrente. Nessuna particolare sensazione empatica con le tragedie ligure: altrove una frattura netta e due moncherini, qui lo spazio lo si percorre tutto, nulla interrompe la linea di mezzeria che va a perdersi a Capodimonte per quanto racchiusa da barriere in ferro che ammoniscono sbandierando la copia d'ordinanza. E certo, questo ponte sul San Nicola è davvero una porta d'accesso alla città, e lo si comprende percorrendolo a piedi – nel modo, cioè, meno battuto, che pone in collegamento la città dei servizi e la città periferica anche nei servizi.

    Il ponte frequentato dal multiforme serpentone veicolare e sempre visto da lontano, attraverso gli occhi d'un parabrezza, oggi abbandonato e visto da vicino si presenta come un luogo nuovo e strano. Arcano quanto la sua storia recente, che non rimanda all'eco del nome che lo progettò, ma alla sua chiusura e trionfante riapertura e ritrovata chiusura. Un saliscendi decisionale che, ancora adesso, sembra respingere il chiarore della certezza e non fa diradare la nebbia del dubbio, proprio mentre la leggera foschia mattutina si alza dalle sue spallette umide.