Il nuovo ponte sul fiume Sabato di Benevento sbuca dal nulla e sul nulla: opera inespressa e incompiuta

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  • Certo di ragionevole durata e con meno incognite fino dalla partenza, ma è come una traversata nel deserto. Dove, dal panorama di un paesaggio indistinto, sbucano d'improvviso tracce conosciute e riconoscibili non in grado di condurre alla meta finale, ma tali da favorire almeno l'orientamento: la tipica colorazione ocra, il simbolo che raffigura un ciclista, la segnaletica della separazione in corsie, l'asfalto ben steso e senza gobbe, l'ordine anche ambientale che regna in un fazzoletto di metri quadri concorrono a svelare l'imbocco del recentemente inaugurato ponte ciclopedonale di S. Maria degli Angeli, con merito intitolato all'interprete lirico sannita Silvano Pagliuca. Imponente, slanciato, elegante nelle forme, con tratti somatici mai veduti da queste parti che ne fanno una sorte di ponte-migrante per la sua novità, oltre che architettonica, di essere interdetto alle automobili, quest'asse gettato fra le sponde del fiume Sabato dovrebbe o vorrebbe impreziosire il patrimonio d'opere pubbliche cittadino, e riflettere nella bellezza del suo profilo il lustro dell'amministrazione comunale che ha tagliato il nastro.

    Sarà pure una vecchia scuola di pensiero, ma il valore di un'opera pubblica si misura non solo sull'aspetto e sulle cifre per quanto mirabolanti della tecnica, ma anche sulla funzionalità, sul suo reale servire, sull'utilità in termini di miglioramento della vita cittadina.

    Nell’avvicinarsi alla nostra zona si transita per depositi di rifiuti, sacche di degrado, un campo di calcio ad una sola porta ed una struttura semicircolare con spalti prospicienti la giungla erbacea del terreno di ‘gioco’ - teatro di scena del nulla -, tracce di una ciclabile non segnalata ed intersecata da vialetti privi di dissuasori e quindi percorribili a velocità certo poco compatibile col rispetto di pedoni e ciclisti. Né va meglio valicato il fiume, una volta superata la scivolosità delle assi di legno dovuta certo all’umido della notte ed ai respiri fluviali, essenze malsane di un alveo anarchico dove vegetazione e pozzanghere infide prosperano senza regola. Appare allora difficile inquadrare il ponte come tratto che favorisce (perché certo comunque unisce) transumanze dall’una all’altra riva del fiume (da S. Maria degli Angeli agli albori del rione Libertà), se non inquadrandone una utilità relativa nei gruppi di tifosi diretti allo stadio e provenienti d’oltreSabato – e pure in questo caso costretti a una lunga e ineffabile circumnavigazione dell’impianto visto che i boulevard si perdono nel nulla.

    La sua funzione principe e principale, quindi, dovrebbe inserirsi in un contesto che davvero esalti la polifunzionalità della costruzione, il suo essere ciclopedonale cioè percorribile a pedoni, runners, passeggiatori e ciclisti in un paesaggio favorevole e ‘strutturato’ e che invece, oggi, è privo di corsie per le due ruote, piste da corsa leggera o passeggio . Brullo e grigio nonostante si specchi in cromature lucenti e arditi stralli.

    Il ponte sbuca dal nulla e sul nulla, per ora: dunque, benché inaugurato, è opera inespressa e incompiuta.