Il Viale degli Atlantici,
corridoio dei passi perduti

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  • Affrontato in direzione non ostinata, ma contraria al senso di marcia delle auto, il Viale degli Atlantici avverte di sé con largo anticipo, nella saldatura con la striscia di Pacevecchia e nel segno di insidiose e seminascoste gibbosità del manto stradale, oltre che profonde sconnessioni nei marciapiedi. Quasi ad ammonire: lasciatela qui la speranza di una piacevole passeggiata. Sotto l'occhio vitreo e non più vigile della caserma Pepicelli, la porta d'ingresso è rappresentata dai giardini Piccinato, esempio ormai proverbiale di lordura costante fra una pulizia e l'altra, sollecitata o avvertita ogni tanto come compito.

    Squarci di nettezza, però, creano subito dopo un effetto ottico distorsivo. La spiegazione è nella spazzata notturna dopo la chiusura dei locali, ma già dal piccolo ed accattivante belvedere successivo si gode un affaccio sulla valle del Sabato condiviso con qualche scarto umano. Villa Perrotta, di cui si dice abbia cambiato proprietà ma sulla quale non si scorge affatto alcun segno di nuovo, è l'emblema a monte della decadenza, che prosegue con il telo pietosamente posto sul corpo di campi da tennis dilaniati da vicende giudiziarie. Di qui, accarezzata dallo sguardo torvo dei pini monchi, una rapida discesa dal sapore piacevolmente autunnale nonostante l'afa di periodo, che si snoda su un tappeto storicizzato di residui vegetali, qui e là costeggiato da qualche sacco colmo e con l'ornamento vezzoso di un bidoncino dei rifiuti tenuto su col nastro adesivo. L'affettuosa monotonia del silenzio mattutino viene rotta dai suoni familiari dei primi avventori di quello che appare il più fiorente commercio cittadino, almeno a prima vista: uno sparuto gruppo di piccioni è intento a far colazione, sui resti di una cena.

    Prima di lasciarci, il Viale degli Atlantici slitta anche nel suo tratto finale, trovando naturale sbocco nello slargo di piazza IV Novembre, dove la Corona in onore dei Caduti fa gloriosa ombra ai gradini su cui si scorgono i segni del rispetto moderno: ci si accosta a quello che è unanimemente considerato il salotto buono della città. Appunto introdotto da siffatto corridoio.