No alla Scuola di Magistratura? E' sti...

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C'è un'icastica espressione dello slang giovanile, precipua del dialetto romanesco, molto diffuso in questi ultimi tempi, benché irriferibile, secondo le regole del buon giornalismo e del pubblico decoro. Né vale a deroga la continua constatazione che finanche alcuni massimi esponenti dello Stato ci stiano abituando a ben altre nefandezze rispetto a quelle lessicali. Ebbene l'espressione scatta come sapido e istintivo commento per affermazioni o notizie che invece s'aspettano ben altra e accorata accoglienza.

Tradotta (e stravolta) l'espressione, di suo così “precisamente greve”, si riduce a un asettico “E un 'non m'importa nulla', a commento, non l'aggiungi?” e l'ho immaginata ripetuta in coro rispetto al clamore, politico-mediatico (solo), suscitato dalla risposta del Ministro di Grazia e Giustizia del Governo Berlusconi, a un'interrogazione parlamentare sulla destinazione della famigerata Scuola di Magistratura per il Sud Italia. Il pidiellino ha detto che, stante la decisione del TAR, andrà a Catanzaro, com'era previsto, in origine e non più a Benevento.

Uno dei suoi predecessori nella carica, Clemente Mastella, decise di spostarla – nel 2007 - nel Sannio, per un asserito ritardo calabrese nel farla decollare. S'è sempre discussa di un'istituenda Scuola, qualcosa che non c'era e non c'è.

Dopo questa decisione del ceppalonese si sono spesi molti soldi pubblici nel Sannio, cinque milioni pare, per ristrutturare il sito (Caserma Guidoni) onde ospitarla... E molti soldi se ne sono andati per avvocati a difesa degli inalienabili diritti dei due capoluoghi sulla sede, finiti in lite giudiziaria.

I governanti, infatti, non hanno voluto decidere, venendo meno alla loro prima funzione, per non perdere voti nella zona dei soccombenti. Hanno, per ignavia, finanche pensato di farne due di sedi, per non scontentare nessuno!

Tanto per i soldi nel frattempo spesi a vuoto saremo noi cittadini, calabresi e/o campani, a pagare... Poi Palma pare abbia sciolto il dubbio, 'Andrà a Catanzaro stante la sentenza del Tar'. Nitto Palma (senatore capolista in Calabria) oggi, Mastella (per decenni parlamentare sannita) ieri. Poi tra qualche mese il Consiglio di Stato deciderà, sul ricorso presentato dalla Provincia e dal Comune di Benevento contro la sentenza del Tar,e, come nel gioco dell'Oca, si potrebbe tornare alla partenza...

I parlamentari sanniti del Popolo della libertà del Sannio hanno chiesto un incontro a Nitto Palma che glielo ha accordato per il prossimo 2 novembre, sull'evocazione della tempistica non si poteva fare peggio...

Ho pensato alla reazione dei miei amici più giovani di fronte alle sdegnate proteste, ai toni indignati, dei capi delle istituzioni e dei partiti locali, per le parole di Nitto e al conseguente puntuale scambio di accuse tra centro, destra e sinistra sulle responsabilità “dello scippo”! Corale e unanime, sarebbe stata: “E uno 'sti.... sotto non ce lo metti?”. Fulminante, appropriato sarcasmo, per la retorica estrema che tracima nel grottesco.

Spendono e si scontrano sul nulla dal 2007 e non hanno finito ancora. Se mai sorgerà, la città 'vincente' n'avrà minimi vantaggi. Certo il poco è sempre meglio del nulla. Ma di qui a strapparsi le vesti ce ne passa.

Quel che invece è certo, e da molto prima del 2007, è che il Tribunale di Benevento di magistrati, in carne e ossa, in servizio, ne ha meno del necessario e del previsto, e che, al suo interno, per la carenza di fondi disponibili, non è raro che gli impiegati abbiano mezzi minimi. Siamo davavero al colmo: il materiale di cancelleria che manca in Tribunale!

La situazione è grave, anche se non seria. Saggiamente recedere? Definitivamente decidere? E perché rischiare i voti? Più comodo è spendere, pretendere, offendere, probabilmente, soccombere per l'Isola che non c'è, per la Mitica Scuola di Magistratura, la più classica delle cause perse!