Con Api si vola e si va altrove: Bello rimane senza consiglieri

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Bello che era stato capace di spostare un intero partito sotto un altro simbolo, senza perdere un solo dirigente, per come aveva saputo compensare le aspirazioni ora sta vedendo franare e rompersi quel giocattolo

L'Alleanza per l'Italia, nel Sannio finora meglio noto come l'ultimo partito di Gianvito Bello, va in frantumi al Comune di Benevento, a soli quattro mesi dal voto amministrativo, tutt'altro che negativo per tale partito. I rutelliani avevano eletto due consiglieri comunali e ottenuto, oltre al seggio di presidente del Consiglio Comunale per Luigi Boccalone, anche l'importante poltrona in Giunta di assessore all'Urbanistica, data al primo degli eletti, Marcellino Aversano. Ebbene, oggi solo quest'ultimo è rimasto. Gli altri due, Boccalone prima e l'altro consigliere Marco Cangiano il 25 ottobre scorso, sono volati via, parafrasando un fortunato slogan di una marca di carburanti, con identico acronimo...

Le motivazioni ufficiali sono nobilissime: i due non credono più, oggi, nella linea del partito che li ha candidati, ieri, linea terzista tra i due poli. Boccalone e Cangiano reputano che bisogna stare con il centrosinistra senza se e senza ma, proprio l'opposto di quanto vuol fare l'Api, in stato di avanzata costriuione del Terzo Polo, con Futuro e Libertà di Gianfranco Fini e l'Udc di Pierferdinando Casini.

Potrebbe obiettarsi che lo sapevano bene prima di candidarsi, ma sarebbe esercizio sprecato. Anche perché se davvero tale motivo dovesse stato dirimente, nella resipiscenza dei due, di sicuro non è stato il più importante e decisivo.

Esercizio vano, soprattutto in tali casi, è la dietrologia. Correre dietro agli spifferi o alle voci di corridoio, quasi sempre messe in giro ad arte. Interessano la sempre più stretta cerchia dei politici e dei pettegoli al seguito. Meglio ricordare dei fatti e lasciare al lettore la possibilità di farsi un'opinione, anche in questa materia dei cambi di casacca, non è certo la più elevata.

Luigi Boccalone è stato importante esponente (assessore alle Finanze) della prima Giunta di Fausto Pepe, sicuramente il più forte nel partito in città dopo il capo Bello. Gli va dato atto che, fin da prima dell'avvio della campagna elettorale - mentre Bello cercava di lucrare il massimo nella preventiva spartizione del potere nel centrosinistra, in caso di vittoria; si è incontrato anche con gli avversari del centrodestra i quali, in una fase delle trattative, gli hanno anche offerto la candidatura a sindaco contro Pepe –, Boccalone ha pubblicamente affermato che l'Api stava e doveva rimanere nel centrosinistra, come alla fine è stato.

Bello, recalcitrando, ha ottenuto molto, però, la presidenza del Consiglio e l'assessorato. Pure la vicepresidenza della Provincia di Benevento era entrata nel novero della quota di potere strappata al Partito Democratico e agli altri alleati del centrosinistra. Ma il PD, dopo il voto Comunale, non l'ha più concessa, per lo stop dato dal Presidente della Provincia, Aniello Cimitile, che ha negato ogni suo preventivo assenso all'accordo.

Uno schiaffo a Bello, ma almeno questo è stato un colpo ricevuto frontalmente. Molto più pericoloso e dannoso per lui però appare il doppio abbandono. L'Api ora si trova in una situazione surreale e molto debole, con l'assessore ma senza consiglieri. E a Palazzo Mosti assessore ci diventi solo in base ai consiglieri eletti ma anche successivamente mantenuti. E' quasi una prassi, dato che l'andazzo di cambiare, dopo l'elezione, è all'ordine del giorno da un ventennio.

La conservazione del posto in Giunta a Marcellino Aversano ora dipende solo dal sindaco Pepe, se vorrà difenderlo a tutti i costi, anche se a chiederglielo dovessero essere i due andati via dall'Api. In tal caso dovrebbe salvaguardare il rappresentante di Bello, cioè, l'ultimo a sostenere, nel centrosinistra, la riconferma di Pepe, e andare contro il suo fedelissimo Boccalone che proprio Bello ha sfidato in difesa del suo sindaco e della sua amministrazione uscenti!

Ma, anche se Aversano dovesse restare al suo posto, l'accaduto ha già inferto un colpo durissimo a Gianvito Bello. I due consiglieri erano la sua arma di pressione sul sindaco e per far contare la titolarità dell'assessorato all'Urbanistica, uno dei gangli di potere. D'ora in poi la stabilità e la forza dell'assessore all'Urbanistica faranno capo solo alla volontà del sindaco, come detto, e prima di tutti lo sa Aversano. Non crediamo si debba aggiungere molto altro.

Molti sostengono che Boccalone sia andato via perché Bello sia speso tutto per non fargli conquistare il primo posto e quindi l'assessorato, sostenendo Aversano. In tal caso, la tattica, l'arma vincente dell'ingegnere, si sarebbe dimostrata autolesionistica.

Bello era stato capace di spostare un intero partito sotto un altro simbolo, senza perdere un solo dirigente (alla vigilia delle Regionali del 2010, dal partito Socialista all'Api), per come aveva saputo compensare le diverse aspirazioni, ora sta vedendo rompersi quel giocattolo che, proprio alle Regionali, gli fece conseguire, tra l'altro, un risultato personale così vasto, da fargli sfiorare addirittura l'elezione.

Non gli resta, ora, che sostenere Pepe più di ogni altro (ironia della sorte) e sperare che i due fuoriusciti non comincino a rivendicare quell'assessorato. Spuntata è dir poco infatti la possibile arma di pressione che Bello potrebbe usare contro il PD e il centrosinistra, minacciando di far cadere la Giunta Provinciale che, com'è noto, dal 2009, si regge – 'fortissima...' - per un solo voto. In quella Giunta alla Rocca c'è pure lui. Si dovesse tornare alle urne, con i seggi drasticamente ridotti dalle nuove leggi, la rielezione sarebbe difficile. E fuori dal centrosinistra, visti l'aria che è tornata a spirare in Italia, ancor di più.

Calati juncu ca passa la china: il vecchio adagio siciliano ci sembra dunque il più adatto per l'ingegnere rimasto senza truppe. Sperando che basti, Benevento è terra di alluvioni...