Editoriale - Don Mario De Santis lancia San Bartolomeo all'attacco ma generalizza e manca l'obiettivo

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Don Mario De Santis, rettore della Basilica di San Bartolomeo Apostolo, patrono di Benevento, s'è divertito a scherzare con i santi per attaccare i fanti... Ha “fatto scrivere” una lettera di accusa ai politici e agli amministratori locali proprio all'apostolo Natanaele, l'israelita (lo dice Gesù nel vangelo), in cui non c'era falsità. Tant'è che Bartolomeo, a chi gli diceva di andare a vedere il Messia, non ebbe paura di opinare: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”. Salvo poi ricredersi, subito dopo aver parlato con Gesù.

Il rettore ha scomodato il Santo per rampognare soprattutto chi amministra Benevento, il centrosinistra (se non c'è falsità, bisogna dire sì sì, no no, dice pure il Vangelo, rammento a me stesso Don Mario). L'uso di una cautela finale nella lettera, però, ne ha annacquato quasi del tutto la portata: “Quel che ho scritto – ha concluso De Santis - vale per tutti e le mie parole non vengano utilizzate strumentalmente nella lotta tra partiti e forze politiche”.

Quale errore comunicativo! Dire tutti ladri significa immediatamente aggiungere che nessuno è ladro! E, infatti, nessuno politico cittadino s'è sentito chiamato in causa e gli ha risposto. E alla fine quel che è rimasto più impresso è stato proprio il fantasioso escamotage usato dal sacerdote.

Se De Santis fosse stato più coraggioso, innanzitutto lasciando in pace San Bartolomeo, e firmandosi senz'altro, le sue parole sarebbero state davvero uno schiaffo per gli amministratori, giusto o meno che fosse censurarli.

Parole dure, invero, erano state scritte: “Ho seguito le ultime vicende politiche e sociali in città, a partire elezioni comunali e la lunga scia di 'aggiustamenti', alleanze, scontenti, tradimenti delle fedeltà sottoscritte, super premi per i 'bocciati'”. Perché non fare i nomi? In città non si sarebbe potuto parlare d'altro.

“Tutto il 'meglio' della politica – continua De Santis -. Spero che adesso sia giunta la fase di assestamento, dopo mesi di incertezza e di mancato decollo dell'azione amministrativa. Per una città, patrimonio dell'umanità, serve ora un impegno straordinario.

Il Piano Urbanistico Comunale è una traccia importante, ma servono contenuti, opere e 'pensieri' nuovi, capaci di inorgoglire l'intera comunità civile. Oggi tutto questo è invisibile, nascosto nelle officine della politica (sempre meno affollate e frequentate da circoli ristretti e gruppi di interessi) che sfornano solo pezzi di ricambio per vecchi modelli e non costruiscono nuove e rivoluzionarie versioni della passione per la città. Che respira pessimismo ed è incapace di grandi progetti. Un presente grigio che non metabolizza il passato e non riceve energia per guardare al futuro con convinzione”.

De Santis quando sembrava aver cominciato a mettere a fuoco il bersaglio, ha generalizzato, evocando l'indistinta classe politica “figlia di questo presente ossessivo, che si nutre solo di ansia da prestazione, competizione esasperata, attacchi a orologeria, diffidenza e infedeltà... E' un tempo in cui la parola trasparenza è scomparsa dal vocabolario della politica e soprattutto dalla gestione della cosa pubblica. Tutto si decide all'ombra.

Questo è insopportabile per chi come me (l'apostolo Bartolomeo, NDR) si chiama proprio 'trasparenza'. E pensate allora con quanta sofferenza sia costretto a sopportare la continua falsificazione della verità che viene ogni giorno messa in scena... La scarsa pulizia dei cuori sembra trasferirsi anche nelle strade e l'accoglienza resta quasi solo uno slogan. La città non è vera, la polvere ne ha coperto i pregi e gli uomini vivono di finzione. Questo vale per tutti e le mie parole non vengano utilizzate strumentalmente nella lotte tra partiti e forze politiche”.

Caro Don Mario, su, un po' di coraggio in più. Come era facilissimo immaginare, nessuna pubblica reazione c'è stata alle sue accuse. A questi signori, di destra, di centro e di sinistra, gliele abbiamo cantate da anni facendo, sempre, nomi e cognomi, e non ne hanno fatto faccia. Figurarsi se un'invettiva viene rivolta a “tutti”... E se, in più, a farla è un santo che neanche vota.
Carlo Panella