Il volontariato non piace ai giovani, anzi sì...

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Ma gli scout non sono d'accordo e forniscono risposte diverse. I giovani? Questi sconosciuti. Ieri come oggi gli adulti s'interrogano sui loro figli o nipoti per cercare di capire meglio le inevitabili differenze generazionali. Ci ha provato, con statistiche e percentuali, anche l’indagine dal titolo “Giovani e volontariato” del Cesvob, centro del volontariato di Benevento. Da essa risultano amare conferme: l’85%, su un campione di 600 ragazzi tra i 12 e i 29 anni, è consapevole che il Sud offra poche possibilità lavorative e di poche occasioni culturali. Anche per i valori preponderanti pochi sussulti, i più importanti restano la famiglia e l’amicizia. Poco successo riscuote l’impegno politico: in una scala di giudizio da 1 a 10 non raggiunge nemmeno la sufficienza. Non solo, anche il sociale non va bene: l’85% non appartiene ad alcuna associazione di volontariato e il rimanente 15% include per la maggior parte giovani tra i 24 e i 29 anni.

Mariarosaria Mandarino, responsabile del Servizio Cultura Settore Formazione Professionale della Regione Campania che ha curato, in collaborazione con l’Università del Sannio, la ricerca, spiega: “Noi siamo andati nelle scuole di molti comuni del beneventano, il Cesvob invece si è occupato dei giovani tra i 18 e i 29 anni andando a cercarli nei luoghi di ritrovo più popolari, dai pub alle stesse facoltà universitarie”.

Sullo scarso appeal del volontariato tra i ragazzi della provincia sannita, la Mandarino poi aggiunge “Una volta, un ragazzino ha chiesto persino se la camorra potesse essere annoverata nel volontariato! Attirati dal mondo di internet e della comunicazione i giovani non conoscono cosa sia tale forma di associazionismo, né le modalità per accedervi. E questo è sconcertante”. Le motivazioni della scarsa partecipazione giovanile a tali associazioni? La Mandarino le individua anche in uno scarso ricambio generazionale alla guida dei sodalizi.

Il dato della poca partecipazione sociale e nelle associazioni di volontariato invece ha sorpreso una rappresentante del gruppo Scout Cnegei di Benevento, Annalisa Fucci: “Noi scout siamo a tutti gli effetti un’associazione di volontariato. Ebbene seppure ci sono stati in passato periodi di magra, oggi l’unità di Benevento, come quella di Eboli che appartiene alla nostra sezione, accolgono molti partecipanti. I giovani, poi, non è vero che subiscono soltanto le scelte della politica, soprattutto i più grandi tra loro. Conosco ragazzi che manifestano attivamente. Né credo che sia così tanto basso l’interesse giovanile alla politica locale e nazionale”.

Tra le paure più temute tra i giovani, oltre alla violenza, vi è quella del futuro: “La consapevolezza dei limiti di questa parte dell’Italia è un grido d’allarme, è il motivo della migrazione delle menti migliori verso il Nord Italia o verso l’estero addirittura. Allarmante è anche il rischio che tra cent’anni il Sud raggiungerà un’età media molto alta”, aggiunge la Mandarino.
A tal proposito, un altro dato emerso dalla ricerca è che i lavori più diffusi 50 anni fa sono adesso quelli meno ambiti. Non si vuole più diventare agricoltore, operaio, ma nemmeno insegnante.

Precisa al contrario la Fucci: “I bambini di oggi vogliono fare gli ingegneri, gli imprenditori o i calciatori. Altri, però, nonostante le difficoltà, continuano ad inseguire le proprie passioni. C’è chi fa il primo chitarrista in una band! Che tra i valori più quotati, poi, ci sia l’amicizia non mi stupisce. Oggi però è tutto cambiato rispetto al passato: si parla d’altro tra coetanei, da facebook allo sport, dalle forme di divertimento più varie al fumo come forma di trasgressione. E non parlo solo di sigarette!”.