Nazzareno Orlando risponde a Don De Santis ma poi si rivolge direttamente a S. Bartolomeo

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Nazzareno Orlando, consigliere comunale beneventano di opposizione, della lista civica di centrodestra 'Territorio e Libertà', ha risposto alla lettera aperta, critica e censoria, diramata dal rettore della Basilica di San Bartolomeo Apostolo, Don Mario De Santis. Per l'occasione il sacerdote ha usato l'espediente di far 'firmare' la missiva allo stesso santo, patrono di Benevento, per ottenere un maggiore impatto, innanzitutto mediatico.

L'invettiva di De Santis, inusitata per un esponente del clero locale, dura soprattutto verso chi amministra la città, alla fine, esplicitamente dichiarando di rivolgersi a tutti i politici, senza individuazioni e distinzioni, ha mancato il suo obiettivo: tutti ladri nessun ladro, recita l'adagio.

Tra i pochi, se non l'unico a rispondergli è stato Orlando, con una nota che sta 'al gioco', accettando di rispondere a un santo "nell'era dei neutrini, di Facebook e della globalizzazione informatica”. Perché aggiunge “i richiami del Santo, in tal senso, sono molto forti e inducono a riflessioni serie e dettagliate nonché, per chi è credente davvero, ad un esame di coscienza preciso e puntuale”. Soprattutto se “San Bartolomeo annusa un clima fatto di ipocrisia e di vuoti schematismi di facciata che conferma la netta sensazione di disagio che ha prodotto lo scritto”.

“Caro San Bartolomeo – aggiunge Orlando - posso solo confermarti che in giro c'è troppa autoreferenza... c'è purtroppo il distacco inspiegabile rispetto alle esigenze dei meno fortunati e dei non garantiti. Si pontifica troppo e si agisce senza scrupoli”. Seguono le conferme delle doglianze di Don De Santis, se ne aggiungono altre, ma si coglie pure l'occasione per contraddire 'il santo' nelle sue due uniche notazioni positive.

Scrive Orlando, molto rispettosamente: "Tu, consentimi l'affettuosità, hai citato come esempi di lavoro già svolto il Piano Urbanistico e l'Unesco. Ma il primo non è frutto di un reale coinvolgimento delle forze vive e produttive della città (ed è viziato da profonde irregolarità); il secondo è figlio di un progetto seriale a trazione nordista decisiva”.

La chiusa è apparentemente più mistica che politica, perché Orlando effettivamente si rivolge a San Bartolomeo (e non a Don Mario De Santis) quando scrive, affinché provveda e sappia distinguere tra i politici: “Accettando sin d'ora il tuo invito per un ritiro spirituale che riaccenda (speriamo) i cuori stanchi e le anime annebbiate, vorrei solo pregarti di esserci vicino, di aiutare a redimersi chi mente e punire chi merita (tu hai i mezzi per riconoscerli) di essere una guida luminosa per la costruzione di una nuova città sempre più partecipata e solidale e di saper anche gratificare chi fino in fondo svolge il suo dovere con quotidiana umiltà e altruismo vero".