Riprendiamo il viaggio e godiamocelo

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Where were we? Dove eravamo?
E’ così che spesso inizio la mia lezione, soprattutto adesso che la memoria comincia a vacillare. Potrei aiutarmi con dei piccoli accorgimenti, tenere aggiornato il registro, usare l’agenda per il suo scopo primario invece che come contenitore di foglietti che continuo ad accumulare e a dimenticare, per poi ritrovarli quando non mi occorrono più.

Invece no, sono sempre lì ad improvvisare, quasi sempre ci azzecco ma, a volte, prendo delle cantonate, mi arrabbio per compiti che non ho mai assegnato, confondo i nomi e le prestazioni dei miei innumerevoli studenti di Prima. Per fortuna poi recupero, racconto qualche sciocchezza o lancio una discussione più seria, funziona sempre e meno male gli argomenti non mi mancano.

E allora, dove eravamo? Ricordo che negli ultimi articoli prima del “ribaltone” di giugno raccontavo delle grandi speranze di Milano per l’elezione del sindaco, delle nostre manifestazioni, dei festeggiamenti. Volevo raccontarvi che ho mandato per la prima volta le mie figlie in colonia nonostante le perplessità di parte della famiglia, e che sono tornate più grandi, più felici e ancora più milanesi, ora che hanno celebrato un rito di passaggio che accomuna ragazzi di ogni estrazione da circa cinquant’anni.

Volevo rivivere con voi l’atmosfera surreale della prima Festa Democratica da vincitori, dove a pochi mesi dal trionfo già si capiva che c’era rimasto poco da festeggiare, con la crisi economica che ha inciso pesantemente anche sulla vendita di gelati e salamelle.

Volevo anche confidarvi che inaspettatamente ho perso un paio di chili durante l’estate, sarà stata la lontananza dai manicaretti della mensa o il trambusto per la nascita del mio nipotino Ugo, ma naturalmente sto facendo di tutto per rimetterli in fretta. Ho anche finalmente imparato a fare la pasta frolla, o almeno ho fatto tre esperimenti diversi dei quali solo l’ultimo era pienamente commestibile...

Vi racconto queste cose come ho fatto negli ultimi anni, non so neanche esattamente quanti, ma sono sicuramente più di dieci. Ho iniziato scrivendo del Profondo Nord, di quello che ci divide o che ci unisce, nonostante gli ottocento chilometri che ho percorso innumerevoli volte.

Ricordo chiaramente il mio primo articolo, raccontavo dello choc di noi meridionali alla scoperta della diversa dimensione abitativa delle famiglie milanesi medie, che vivono felicemente in bilocali in cui noi trascorreremmo al massimo due settimane di vacanza.

Molto presto ho iniziato a divagare, e con il tempo la mia rubrica è diventata qualcosa di diverso, una finestra sul mio mondo che, nonostante una diversa latitudine, è il mondo di tante donne, lavoratrici, mamme, cittadine di Benevento. Ci sono stati alti e bassi, momenti di disillusione e momenti di grande coinvolgimento, come capita in tutte le storie lunghe. Mi sono beccata qualche rimprovero per i miei perenni ritardi nella consegna degli articoli e, per fortuna, anche qualche complimento.

Ho resistito perché ho sempre avuto libertà di parola e perché sapere che a ottocento chilometri qualcuno aspettava mie notizie mi ha fatto superare momenti di grande stanchezza. Ho sempre pensato che se avessi smesso di scrivere mi sarei occupata meglio della mia casa, ma in questi mesi appena passati non sono diventata una casalinga migliore. Devo accettare la realtà,mi piace più scrivere che spolverare.

Ripartiamo da questo, dalla voglia di raccontare le nostre storie e di condividere le nostre esperienze; non sappiamo bene dove arriveremo, intanto godiamoci insieme ogni momento di questo nuovo viaggio.
Aurora Pedicini