Urge una puntuale e rapida inchiesta nell'interesse dei familiari delle vittime e del futuro stesso di Villa Margherita

- Cronaca di Carlo Panella
Il Tribunale di Benevento
Il Tribunale di Benevento

I dati dei ricoveri da Covid-19 nelle strutture di cura a Benevento sono da qualche ora confortanti. Non ci sono più positivi Covid-19 da ieri nell’ospedale pubblico ‘San Pio’; non ce ne sono stati più dal 29 maggio nella struttura privata ‘Villa Margherita’. I contagiati censiti ufficialmente dalla locale ASL sono stati 210 di cui 208 sanniti. Dei 208, al 31 maggio, i guariti sono stati 170. 21 sono ancora positivi e vengono curati nei propri domicili.

Purtroppo 17 sono stati i sanniti morti con il contagio cui vanno aggiunti altri 7 di fuori provincia deceduti al ‘S. Pio’ ed è proprio da loro che bisogna ripartire. Non possono e non devono essere dimenticati.

Dei complessivi 24 decessi avvenuti al ‘S. Pio’, 12 (il 50%) erano persone giunte da Villa Margherita (assieme ad altre 12 provenienti dal centro di riabilitazione, fortunatamente poi guarite). Questi 12 morti erano stati ricoverati nella struttura privata di Piano Cappelle per riabilitarsi da altre patologie: 7 erano sanniti, 5 di fuori provincia.

A quanto ha comunicato l’ASL di Benevento, i contagiati nel centro riabilitazione sono stati varie decine, cui sono stati praticati in totale 200 tamponi. La struttura privata, scoperto il focolaio, è stata chiusa dall’ASL ai nuovi ricoveri.

Alcuni contagiati sono rimasti in cura al suo interno, fino a un massimo dichiarato di 46 persone. L’ASL ha poi anche comunicato che 36 persone provenienti da Villa Margherita sono state seguite nei propri domicili.

Al ‘S. Pio’, dunque, sono finiti i 24 casi più gravi ed è stato proprio l’ospedale ad aver informato l’opinione pubblica sugli esiti di quel focolaio. Di questi 24 ricoverati da Villa Margherita, 16 i sanniti 8 quelli di fuori provincia. Dei 12 deceduti, provenienti dal centro di riabilitazione, 7 erano sanniti. 7 su 17 sanniti morti col coronavirus: oltre il 40%.
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Ebbene, tutti questi morti non sono stati e non debbono rimanere freddi numeri. Tantomeno essere sminuiti dal confronto con altre realtà, anche confinanti, colpite più duramente, come l’Irpinia. Le cifre non leniscono affatto il dolore dei familiari delle vittime.

La Procura della Repubblica di Benevento ha aperto un’inchiesta sul focolaio di Villa Margherita e sta indagando per le ipotesi di reati di calunnia, epidemia colposa, lesioni gravi e gravissime omicidio colposo plurimo. Indaga nei confronti di 4 persone fisiche e di una società, ha effettuato perquisizioni a Villa Margherita, sequestrando alcuni personal computer e telefonini anche di personale dipendente non indagato.

I dirigenti del centro di riabilitazione hanno sempre dichiarato di aver operato al meglio, prima e dopo la scoperta del focolaio. E nei giorni scorsi anche rilasciato una dichiarazione, ad alcuni siti sanniti, in cui, guardano al futuro: si sono detti pronti a ripartire, probabilmente il 4 giugno, dopo una sanificazione dei locali, “fieri di quanto i colleghi hanno fatto’, ‘caricandosi di turni massacranti, per salvare i pazienti che ci erano stati affidati’.
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E’ sperabile che la struttura riapra. Soprattutto per le persone che vi lavorano, data la penuria di posti di lavoro nel Sannio. Ma, perché il nuovo inizio possa avvenire nel migliore dei modi, andrà fatta chiarezza sull’accaduto – anche - nell’interesse della struttura. A Villa Margherita ci si ricovera e ci si ricovererà per riabilitarsi da pregresse malattie patite. Per lo stesso motivo c’erano andati quelli, tanti, che all’interno si sono contagiati; e purtroppo dopo il contagio 12 sono morti, una volta trasportati al ‘S. Pio’.

I familiari delle vittime hanno diritto di sapere le cose come sono andate. Non riavranno più i loro cari, ma la molto parziale consolazione che almeno ai loro morti sarà stata resa giustizia. Nessuno può intanto esprimere giudizi in merito. Solo la magistratura e infatti la Procura della Repubblica sta indagando.

Stavolta, però oltre all’ovvio agire bene, deve farlo anche presto, dato il grave contesto e le gravissime ipotesi investigative. Non solo per rispetto verso i familiari, le cui aspettative hanno sicuramente la priorità (niente vale di più della vita umana), ma anche per la struttura sanitaria stessa e la sua ripartenza: non sarà la stessa cosa, nei confronti dell’opinione pubblica, avere il riscontro ufficiale di un’indagine sull’aver la casa di cura effettivamente operato nel migliore dei modi possibili oppure no con l’accertamento di eventuali responsabilità.

Per cui tutti i morti nel Sannio, non solo quelli che erano stati degenti a Villa Margherita, non possono essere dimenticati ora che la situazione generale pare essere migliorata.

La Procura ha addirittura creato un pool per questa inchiesta che riguarda pure altre due case di cura irpine. I, purtroppo non rari, tempi-lumaca delle inchieste giudiziarie nel Sannio, ove riprodotti pure per questa indagine, finirebbero con l’essere un aggravio di dolore insopportabile.

I magistrati devono decisamente fare ogni sforzo per individuare o escludere responsabilità. Quest’indagine deve avere priorità assoluta. Poteva infatti capitare a chiunque di ricoverarsi per riabilitarsi e finire invece per morire. Occorre sapere subito se è dipeso solo da un fato avverso e da precise responsabilità, nel qual caso, non dovrà poter capitare più .