“Aspettanno 'o tiempo” live: ad Apice una perla di Riverberi 2020

- Cultura Spettacolo di Lucietta Cilenti
James Senese
James Senese

Riceviamo e pubblichiamo - Apice, 24 giugno, ore 21.30. Un minuto di silenzio per le vittime della pandemia e per un cittadino da poco scomparso in particolare, nel saluto delle istituzioni, del responsabile ufficio stampa di Riverberi nel suo decennale, poi breve e conciso il monito del responsabile sicurezza ed è subito, James Senese. Piazza della Ricostruzione la location scelta come alternativa a quella rarità che è Apice Vecchia. Ricostruzione diviene riferimento quanto mai calzante anche nelle parole di Daniela D’Oro alla quale è delegata la funzione cultura e turismo, considerando il periodo storico, in cui si torna alla normalità per tanti versi, ma monchi di quegli “assembramenti di vita” che sono i concerti dal vivo.

Una serata calda di quelle in cui il grano quasi maturo se ne convince, le streghe si placano e i sentimenti provati dal tempo, invocano altra gioventù. Un sax su tutto rompe l’atmosfera della grande e organizzata piazza, dove la gente, composta, si alza in piedi e punta l’indice in alto, per il ricordo dell’amico Pino Daniele.

Un graffio “afroamericanapoletano” che spazza via l’asfissia di questi mesi, tempi in cui chi vive di arte e di contatto rischia di soffocare ancora. Il vociare aumenta lento tra il pubblico, che si aspetta qualcosa, qualsiasi cosa, ma che chi ama l’anima partenopea, nera e variopinta, blues, jazz e differente, coglie appieno perché sa cosa aspettarsi da “Napoli Centrale”.

L’oro del sax si impone sul corvino dei capelli e degli indumenti di James, sul ritmo incalzante ed elettronico degli altri strumenti, in un mix di stili e musicalità che conducono sulle coste del mediterraneo, in America latina come sulle rive del Mississippi e ancora tra i vicoli, gli scorci di Napoli, nei pressi di un binario a riflettere sulle partenze e sugli arrivi della vita o con i piedi nel mare a riflettere sulla paura e sulla speranza. Undici brani e un bis “preteso”, senza pause per un paio d’ore di “Aspettanno 'o tiempo”, la raccolta antologica e se vogliamo consacrativa di una carriera ubertosa.

In esecuzione lenta e poi sincopato, tra note di lievi di pianoforte alternate a batteria con l’unghiato di un “fiato” che è sublimazione. Tra gli altri, brani inediti quali Route 66’ e ‘Ll’America’ (scritto da Edoardo Bennato) in una carrellata di poesie e filosofia in musica dove c’è sempre un occhio che trema, uno che scruta, uno che sorride e uno che indica la strada a “e criature, criature che nu hann mai chiagnr!”, dove l’unicum è il tempo così maledettamente fugace, e così meravigliosamente denso.

La musica di James Senese, classe 1945, è uno sguardo lento spalmato su binari che sono storie, su treni colorati coperti di scritte come grido d’amore e di libertà, dove il segno è magari nomignolo, desiderio, simbolo o più semplicemente traccia.

Grazie a Riveberi, al suo ideatore Luca Aquino e a quanti sostengono il progetto, e grazie a James Senese per l’energia e l’alchimia diffusa tra “sconosciuti” che si riconoscono in un sentire comune, senza appartenere, ma con la convinzione di essere, come luoghi che temono l’abbandono e intanto regalano bellezza e creano nuove comunità come occasioni di vita.