Il rientro di Giorgione in Giunta a Benevento: l’indifferenza generale nell’orizzonte politico senza prospettive

- Opinioni IlVaglio.it
Gerardo Giorgione
Gerardo Giorgione

Che l'amministrazione comunale di Benevento a guida Clemente Mastella sindaco sia davvero una delle espressioni meno felici, se non la meno felice, delle realtà governative nella storia della città lo si tocca con mano, cioè attraverso 'fatti' e non opinioni. E la responsabilità politica che grava su tutti coloro i quali ne stanno sostenendo il cammino ormai minoritario (assessori e consiglieri comunali) – o lo hanno fatto in passato finché è tornato loro comodo - è un elemento di critica da tenere presente nella prossima tornata elettorale e che, nel presente, non va disgiunto dal demerito personale dell'uomo di Ceppaloni. Cui va invece certo riconosciuta una particolare abilità nel navigare nel mare tempestoso delle contraddizioni della politica.

L'ultima delle quali è la revoca dell'assessore all'Ambiente - e prima all'Urbanistica - Antonio Reale (se ne è già scritto sul Vaglio.it, clicca e leggi), comunque egli stesso non un esempio di linearità nel tentativo di barcamenarsi fra fedeltà alla linea mastelliana e anche alla linea forzitaliota (fortemente in contrasto fra di loro, adesso) per cercare di salvare il (suo) salvabile.
Tentativo non andato a buon fine.

Forte della considerazione che il popolo beneventano abbia scarsa memoria, il ceppalonese insediato pro-tempore a palazzo Mosti, che ha di recente pure incassato la chissà-sfiducia del disastrato Pd sannita e la non sfiducia dell'ambiguo Patto Civico (leggi sul Vaglio.it), ha provveduto a far risorgere dalle sabbie di un... “impeachment in salsa locale” Gerardo Giorgione.

Primo degli eletti con la lista di Forza Italia 'ufficiale' alle amministrative del 2016 e di conseguenza assessore con peso specifico notevole in avvio di legislatura, e competenze in Urbanistica, Giorgione subì – era il mese di agosto anche allora: ah, la calura... - il medesimo destino di Reale oggi: revocato a causa, però, di un 'post' galeotto apparso sul suo profil social contro l'allora primo ministro Matteo Renzi.
Con una decisione che, a differenza di quella odierna dettata solo dalla 'realpolitik', Mastella ottenne addirittura il plauso delle opposizioni per la tempistica e l'opportunità in cui era maturata.

Ebbe a dichiarare, allora, l'ineffabile sindaco: “Quel post è tremendamente offensivo, inaccettabile e inconcepibile. E' l'esatto opposto della mia politica, della mia storia, del mio pensiero e della linea dell'amministrazione che mi onoro di guidare” (Il Mattino).

Ma la capriola a 360° del sindaco è stata accolta con la consueta indifferenza dall'opinione pubblica, in verità trainata dall'acriticità dei media per i quali l'avvicendamento è solo una notizia e non il clamoroso rinnegare una decisione di qualche anno fa (il 'post' offensivo) che non è stata davvero, e infine, accompagnata dal definitivo chiarimento di quella che allora egli ebbe a definire “una incresciosa vicenda”.

Tutto insomma torna utile al disegno egemonico e pervasivo dell'esperienza mastelliana che, attualmente, si sta traducendo in “dittatura della minoranza” a livello istituzionale e nella certezza della garanzia elettorale che verrà (regionali e comunali prossime venture). Quasi giustificata, in fondo, da un orizzonte dove non si prospetta davvero nulla, e siamo addirittura a molto meno di un anno dalla nuova chiamata per palazzo Mosti.