Monta l'opposizione alla Città Spettacolo per motivi validi e no. Il virus tra propaganda e scongiuri

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Renato Giordano e Clemente Mastella
Renato Giordano e Clemente Mastella

E' montata l'opposizione allo svolgimento del Festival “Benevento Città Spettacolo”, la settimana di svago (le brioches) che i regnanti (l'attuale governo cittadino, “monarchico”) riconoscono al popolo affamato (di cultura?). Contagio, o meglio paura del contagio in virtù di (possibili, prevedibili) assembramenti alla base della contrarietà diffusa eppure sostanzialmente politica. E’ speculare, infatti, alle ragioni del suo “doversi” tenere. Nella manifestazione, come sempre, si individua – senza peraltro cadere in errore - un concreto interesse da parte dell'amministrazione civica in carica, pure elettorale in questo caso causa le imminenti elezioni regionali in cui il sindaco di Benevento è tutto sommato impegnato in prima persona per interposta creazione partitica e candidati (di qui la 'necessità' parimenti strumentale dell'antagonismo strutturato).

In proposito, tra gli argomenti addotti dai critici per invocare la soppressione di Città Spettacolo c'è la (involontaria, trattandosi del cattolico Mastella) colpa di 'laicismo': sì al festival, no alla tradizionale festa della Madonna delle Grazie e/o, ad esempio, altre feste religiose local come quella del Sacro Cuore, nella zona alta (Mellusi) della città.

Invero, questo è argomento che non ha gambe su cui reggersi. Nelle sagre laico-religiose appena ricordate è del tutto impossibile operare prevenzione fuggendo gli assembramenti: non si staccano biglietti per entrare in chiesa, né si misura la febbre prima di girovagare fra le bancarelle. Sono, in pratica, contesti per così dire naturali di ritrovo di gruppo sotto l'insegna di una ricorrenza, esattamente allo stesso modo della frequentazione ludico-alcolica di qualche luogo di movida (tutt'al più la protesta doveva essere indirizzata in tal senso: sulle concessioni 'commerciali' di ogni fine settimana da un lato, sull'abiura delle stesse nell'occasionalità dell'evento a sfondo religioso con contorno profano al seguito dall’altro).

Dunque, con esempi passati e futuri come il concerto di Placido Domingo a Caserta dinanzi alla Reggia o lo Sponz Fest di Vinicio Capossela in Alta Irpinia, ovvero occasioni culturali oggetto di concentrazione di pubblico, il 'nodo' di Città Spettacolo è solo in quel “pieno e rigido rispetto della normativa anti contagio” evocato dal direttore artistico Renato Giordano (Ntr 24), che certo non smette mai un atteggiamento altezzoso nei confronti delle obiezioni (“chi fa polemica fa chiacchiera da bar...”), e concettualmente ribadito dal recente intervento del direttore del Vaglio.it .

E' solo che i dubbi comunque affiorano per il modo di affrontare le cose alla 'beneventana maniera': c'è da augurarsi, pertanto, solo una (piacevole
e auspicata) smentita dei fatti rispetto alle preoccupazioni. Perché altrimenti…