La beata ingenuità di Giordano ha innescato l’ultima polemica sulla trasformata Città Spettacolo

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Renato Giordano
Renato Giordano

Ogni tanto la nebbia dell’ufficialità si dirada e la verità trova un comodo approdo. Le esibizioni annullate dei rapper Geolier e Ghali, a Città Spettacolo, erano ‘per natura’ portate a favorire il ballo di gruppo e - siccome un nuovo, recente “e non previsto” decreto del Governo “vieta il ballo”, intervenendo in tutta evidenza dopo la stesura del programma del Festival - ecco che “abbiamo dovuto annullare questi due appuntamenti”.
Questo, in sintesi, il pensiero e anche la spiegazione offerti dal direttore artistico del festival di Benevento, Renato Giordano, durante una delle conferenze stampa di presentazione degli eventi del giorno. Giordano, insomma, come riporta Gazzetta di Benevento, si assume la responsabilità della scelta dapprima felice in chiave giovanile e la responsabilità della scelta poi dolorosa della doppia rinuncia.

Che l’estate abbia portato in dote un (mai spento) dibattito sulla recrudescenza del contagio e che comunque le modeste e semplici regole di prevenzione (utilizzo della mascherina e distanziamento fisico) mai siano cadute in disuso… ebbene tutto ciò non ha interrogato Giordano, non è riuscito a instillargli il germe del dubbio sul tipo di scelte da operare in sede di allestimento del programma della quarantunesima Città Spettacolo.
Dobbiamo dunque alla beata ingenuità di Renato Giordano l’innesco di quest’ultima polemica sul Festival, amenamente trasformata con successive manipolazioni verbali, politiche e istituzionali, sia nell’insofferenza giovanile alle regole (la nota del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica) sia nella necessità che la comunità riponga fiducia nei suoi giovani (la dichiarazione del sindaco Mastella).
Un ossimoro che ha trovato spazio nel racconto della vicenda grazie all’attitudine all’acquiescenza dell’ambiente beneventano.

Nella discussione ormai eterna fra le parti su come e in che cosa si sia trasformata la Città Spettacolo pensata da Ugo Gregoretti, c’è, ormai da qualche anno, un altro punto fermo, oltre la constatazione d’averle confezionato un abito nazionalpopolare come riflesso dell’indirizzo politico: il ruolo di direttore artistico s’addice poco al loquace Renato Giordano. Certo, nel ‘pantheon’ dei nomi che si sono succeduti gli è riuscito di conquistare l’ultimo posto, ma ci sono primati cui a malincuore talora si deve giudiziosamente rinunciare.
Per dare una sterzata, speriamo che la prossima amministrazione, di qualunque colore essa sia, riparta diversamente. G.F.