Con la scomparsa di Enrico Castiello Benevento perde uno dei suoi uomini migliori. Orgoglioso della tua amicizia

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

Scrivo di un amico che da oggi non è più. Ne scrivo qui perché è stato un amministratore di Benevento, ma soprattutto perché grato della sua amicizia. Di un uomo buono, generoso e costruttivo. Enrico Castiello si è fatto volere bene da tanti, prima e dopo lo svolgimento della sua attività politica che è stata soprattutto quella amministrativa, prima da consigliere e poi da assessore comunale all’Ambiente, al Verde e alla Protezione Civile, per un periodo anche con una delega allo Sport.

Enrico è vissuto da ragazzo nella Contrada S. Vito, quella della mitica squadra di calcio di cui lui tanto sapeva (e tanto mi ha raccontato). Si è fatto da sé e si è fatto bene. Ed è arrivato dove è giunto con i suoi soli mezzi (in una città dove anche la carriera politica, come le professioni e gli status sono frutto della tradizione e del supporto familiari).

Ha lavorato nella Regione Campania, in vari settori da ultimo, con me, in quello della Formazione Professionale, per anni abbiamo operato fianco a fianco, nella stessa stanza. Fino ai pensionamenti.

E nella Regione ha dato vita al CRAL, una struttura aziendale tra le più vive del genere: ha organizzato per anni gite, viaggi e soggiorni, fino all’ultimo, nel luglio scorso. Un aggregatore, un animatore, socievole e garbato come pochi.

In una città molecolare, familista, tendenzialmente chiusa, con la sua intelligenza operosa e il suo entusiasmo trascinante, organizzava – con attenzione maniacale – coinvolgeva e portava avanti, per decenni, ciò che creava. Voleva fare bene e fare bella figura.

Ha provato a fare altrettanto in politica, soprattutto quando ha potuto farlo maggiormente, da assessore. Con quale passione vi si è impegnato! Impossibile ricordare tutto ciò che ha realizzato, solo qualche esempio: il Fido Park per i cani; le aiuole che hanno abbellito varie parti della città; l'attenta cura del verde pubblico: se oggi le erbacce la fanno da padrone e tutti lo notano, è perché per anni non è stato così…

Qui devo un ricordo personale (devo perché ho ancora davanti agli occhi il suo sorriso ogni volta che raccontavo in pubblico questo episodio). Una persona a me cara, poco addentro alle vicende amministrative della città, alla vigilia di un’elezione comunale, mi telefonò per chiedermi: “Mi dici chi ha finalmente realizzato queste aiuole a Benevento, perché voterò per lui”. E lo fece. Enrico ne fu felice quando glielo dissi e, con il suo solito garbo, aggiunse: “Ringraziala da parte mia”.

Ancora un altro episodio, tra le centinaia che mi scorrono davanti, tumultuosi. La sua telefonata all’alba del giorno dell’alluvione. Era in una posizione, non proprio la più sicura, della rotonda di Ponticelli, ma trovò il tempo di telefonarmi, dicendomi: “Diretto’, sai che normalmente non ti chiamo per questioni relative alle mie funzioni di amministratore, ma ti devi proprio alzare dal letto e andare a scrivere che Benevento è alluvionata”.

Era vero: pur lavorando per anni, a due metri di distanza, siamo riusciti a tenere la nostra amicizia al di sopra dei diversi ruoli (spesso molto dialettici) svolti. Io criticavo imperterrito l’amministrazione di cui faceva parte, lui ha saputo sempre distinguere i compiti e i ruoli. Perché Enrico aveva un’apertura mentale davvero particolare, merce rara in questa città, tra i politici quasi introvabile…

Come aveva una voglia di fare inesauribile. Sempre a disposizione dei cittadini, fossero suoi elettori o meno. E senza venir meno al suo ruolo di marito e padre di famiglia. Non solo in quella che aveva creato, ma anche in quella di provenienza della quale, dopo la morte dei genitori, era diventato il principale punto di riferimento, per i suoi 4 fratelli, per loro Enrico si è dato e speso come fossero suoi figli.

Sempre in azione, sempre a farsi carico, anche andando oltre le proprie forze.
Ho provato a dirgli più volte, negli anni, di rallentare, di selezionare, di non sovraesporsi a tanti carichi materiali ed emotivi, ma lui mi diceva: “Carlo, tu hai pure ragione, ma io non solo non posso tirarmi indietro, ma non lo saprei proprio fare”.

La nostra amicizia – già strana di per sé, perché sorta avendo superato entrambi i 50 anni - si è rafforzata e stretta ancora di più dopo che il male (che alla fine l’ha portato via) s’è manifestato. In questi ultimi anni Enrico è stato veramente splendido. Ha lottato come un leone, non s’è mai dato per vinto anche quando le terapie lo hanno riportato al punto di ripartenza. I dolori non ne hanno minato la socievolezza, la voglia di stare assieme e di vivere, e appena possibile di ridere: quanto abbiamo riso e scherzato, amico mio!

La sua umanità è venuta fuori ancor più: da questo punto di vista la malattia ha perso.
Enrico è andato sempre di corsa, quasi che sapesse che il tratto che il destino gli aveva dato da compiere non era lunghissimo.

E’ andato via oggi, quando mancava poco più di un mese al suo 64° compleanno che stavolta non festeggerà: non festeggeremo. E’ andato via stando lontano dalla sua amata Benevento, perché è stato a Rionero che ha tentato la sua ultima resistenza.

Rionero… vicina a quel di Melfi dove andò a seguire una delle sue ultime trasferte calcistiche. Mai mi perdonerebbe Enrico se non ricordassi la sua passione inesauribile per il Benevento calcio (in pieno lockdown, appena è stato possibile uscire di casa, ha voluto incontrarmi, al volo sotto casa, per consegnarmi una mascherina giallorossa che aveva comprato per me e per l’altro nostro collega Giovanni, che ha condiviso, con noi due, per questi anni la nostra amicizia e il tifo per la Strega).

E a proposito di lockdown, al suo inizio, Enrico scrisse un commovente e tanto apprezzato articolo per questo giornale (clicca per leggerlo) in cui, come si diceva una volta, “fece del personale il politico”, in una propria situazione difficile è stato comunque attento a perseguire il bene comune. Che persona eccezionale!

La città perde uno dei suoi più dinamici e costruttivi amministratori.
Gli ex colleghi di lavoro perdono uno dei più fattivi e costruttivi tra loro.
Per gli amici la sua assenza sarà un vuoto difficilmente colmabile.
Io piango un vero signore, una persona onesta, un uomo buono e generoso, un amico sincero, un compagno di vita trovato nell’età non più verde. Mi ha voluto bene.
Io te ne voglio ancora, Enrico caro. Magari, chissà, anche stavolta potrai leggermi…
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Alla moglie Anna (che l’ha amato per una vita e curato incessantemente e premurosamente fino alla fine), alle dilette figlie Elena e Marica, agli adorati nipotini, Greta ed Enrico, ai generi, alle sorelle Assunta e Patrizia, ai fratelli Sergio e Damiano, a tutti i cognati e i nipoti le mie più profonde e sentite condoglianze, assieme a quelle della Redazione de 'Il Vaglio.it".
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