Election day anche nel Sannio, ma del referendum qui quasi non se n'è parlato e non a caso

- Opinioni di Giovanni Festa

Il messaggio, in fondo efficace, di un noto spot pubblicitario diceva: “Ti piace vincere facile?”. Ebbene, lo slogan è calzante se si mettono a confronto, nella mole di note diffuse alla stampa in vista della tornata elettorale del 20 e 21 settembre, quelle dedicate in senso stretto alle Regionali e/o Amministrative e quelle dedicate al referendum costituzionale che pure è stato, impropriamente, accorpato alle prime nell'election day in calendario fra Covid e scuola. Appunto, non c'è partita: tanto - quasi tutto - a zero, o poco più.

Urge, pertanto, offrire un riconoscimento pubblico e una patente di democrazia un po' più compiuta ai pochi che hanno inteso spendersi anche sul referendum. Innanzitutto gli 'eretici' dei Giovani Democratici del Sannio ( Il Vaglio.it : leggi l'articolo in merito), in controtendenza ufficiale rispetto alla scelta del partito.

Poi, con le spalle anche coperte dalla collaborazione con le strutture universitarie locali (Unisannio e Unifortunato), non va dimenticato l'allestimento di due (due!) convegni a tema: l'uno proposto dall'associazione Impegno Civico, l'altro dalle Acli provinciali, caratterizzati – entrambi – dall'ospitalità di sostenitori delle tesi a confronto nell'urna, dove si sarà chiamati a dire la propria sulla riduzione del numero dei parlamentari.
Stop, e silenzio.

Silenzio, in particolare, da parte di quelle forze politiche che apporranno la firma in calce al risultato, se positivo. Ovvero – PD a parte, folgorato alla fine sulla via del Governo -, il MoVimento 5 Stelle, le cui iniziative sul territorio (gazebo et similia) sono state – quando sviluppate – del tutto in sordina e al più affidate alla comunicazione 'social' fra adepti.
Ma, paradossalmente, anche dalla deputazione parlamentare sannita tutto ciò era da mettere in preventivo: potrebbe ballare per una sola estate, dovesse passare il 'sì' al referendum. E’ molto improbabile, se non impossibile, infatti, che si ripeta il miracolo nazionale della fascinazione dell'elettorato al punto da spedire così tanti eletti a Montecitorio e Palazzo Madama: parlare di referendum avrebbe significato, in sostanza, parlare di corda in casa dell'impiccato.
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(P.S.: ma non se ne potrà fare a meno con l'arrivo in città del ministro degli Esteri, per un appuntamento ovviamente elettorale. Risbucheranno tutti fuori, a denti stretti, facendo di necessità populista virtù politica).