Il contagio cresce nel Sannio. Le informazioni ufficiali sono scarse. E dell'inchiesta della Procura non giungono sviluppi

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

La crescita dei positivi per il contagio da SARS-CoV-2 emersa dal 1° agosto, a Benevento e in altri 22 comuni della sua provincia, stando agli scarsi dati ufficiali, a ieri 13 settembre, dice di 85 sanniti contagiati, molti più del doppio comunicati nelle ultime due settimane. I dati forniti ieri dall’ASL di Benevento, che si limita a dare una volta al giorno una scarna tabella con alcuni numeri, nemmeno hanno riportato un nuovo contagio a Torrecuso. Non uno qualsiasi ma, come ha fatto sapere il sindaco di quel comune, quello di un’operatrice sanitaria !

Una notizia, data la professione della signora, che ovviamente non interessa solo quella comunità e che avrebbe dovuto avere, dalle strutture sanitarie preposte, un immediato chiarimento: dove lavora questa operatrice sanitaria?

Nessuna comunicazione ufficiale, invece; del resto, l’ASL di Benevento, che comunica pochissimo, nemmeno fa sapere quanti tamponi effettua giornalmente per provare a intercettare il terribile coronavirus. Dato centrale questo per capire l’andamento della pandemia: ha un senso molto relativo fornire giornalmente la cifra dei positivi se non dici pure da quanti tamponi sono stati scoperti (tutti gli altri enti che comunicano le cifre del contagio, a Roma come a Napoli, ovviamente, forniscono contestualmente entrambe le cifre.

Questo è il quadro in una realtà sannita che ha pagato già un prezzo alto alla pandemia, con circa 200 contagiati nella prima fase e 17 sanniti morti con il virus (24 tra i ricoverati nell’Area Covid del ‘S. Pio’ di Benevento). Decessi aumentati in questa seconda fase di un’unità, per la morte di un’anziana di Torrecuso pure ricoverata per giorni nel medesimo ospedale.

Questo stato di cose descriviamo ogni giorno su questo giornale e denunciamo le carenze nella comunicazione sulla pandemia, ma la mancata tempestiva e completa informazione sull’operatrice sanitaria contagiata ci impone di ritornare a chiamare in causa la Procura della Repubblica di Benevento, relativamente alla sua inchiesta su quanto accaduto nella struttura sanitaria di Villa Margherita, inchiesta resa nota il 1° marzo scorso, con la creazione di un pool di magistrati, e della quale da tempo non si hanno notizie.

Su questo giornale abbiamo più volte sollecitato i magistrati non solo, come è ovvio che sia, a operare bene, approfonditamente, ma anche a farlo presto. Per due ragioni, essenzialmente:
1) perché da quella struttura provenivano 12 dei contagiati poi morti, dopo il successivo ricovero al ‘S. Pio’. E i familiari hanno il sacrosanto diritto di sapere se c’è stata o meno responsabilità di qualcuno per quei decessi.
Così come c'è l'interesse alla chiarezza della stessa casa di cura, per il miglior prosieguo della sua attività, dato che la struttura di Piano Cappelle, con l’autorizzazione dell’ASL, ha ripreso a operare dopo qualche settimana di stop;
2) perché abbiamo scritto mesi fa, e stiamo constatando in questi giorni, il contagio nel Sannio sarebbe potuto ripartire e la cittadinanza sannita deve poter avere la massima informazione possibile sulla sicurezza di tutte le strutture sanitarie del territorio e su chi vi opera.

In questi sei mesi trascorsi, non v’è dubbio che la Procura abbia potuto operare al meglio, su questa palesemente prioritaria inchiesta, data la molto ridotta attività giudiziaria processuale all’interno del tribunale, per la normativa anti-contagio. Quindi, il molto approfondito esame della questione, annunciato dal procuratore capo, ha potuto ben dispiegarsi.

Sappiamo anche che la Procura non è tenuta a informare la cittadinanza sugli sviluppi delle sue indagini, ma talvolta pure lo fa, opportunamente.

Riteniamo, per ciò, che dato ciò che è accaduto allora e quanto si sta rimettendo in moto, per il contagio, ormai da un mese e mezzo, sia opportuno che qualcos’altro facciano sapere da Via De Caro.

Non nel merito delle indagini, ovviamente: ma su tutto ciò che non è coperto dal segreto sì.
E’ una situazione particolare, straordinariamente difficile per tutti. La comunicazione e la trasparenza delle istituzioni in azione deve essere portata al massimo, proprio perché siamo nell’era dei social, dove girano anche fake news e sui quali i timori e le ansie possono ingiustificatamente moltiplicarsi, con le dannose conseguenze del caso.

In ultimo, non legata allo stato in cui da febbraio viviamo, c’è anche un'altra questione di fondo, annosa, pluridecennale, di come spesso vadano a finire i processi in questo tribunale. Senza innocenti e colpevoli, cioè, con la prescrizione dei procedimenti, anche di quelli più eclatanti.

Il nostro accorato invito a indagare – oltre che bene e con tutte le garanzie dovute – anche con la massima sollecitudine dipende proprio dalla gravità dell’accaduto, delle tante morti su cui i magistrati beneventani stanno indagando. Il mestiere di giornalista impone che dobbiamo ricordarlo ora e continuamente.