Le Regionali e il loro indiretto significato per i leader storici Mastella e De Caro e le Comunali di Benevento in primavera

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Mastella e Del Basso De Caro
Mastella e Del Basso De Caro


L'essenza politica del voto delle Elezioni Regionali è quella 'classica' di ogni momento elettorale: provare a cambiare, provare a resistere, nella logica ovviamente degli opposti schieramenti a confronto. Logica un po' più sfuggente nel Sannio, dove il voto acquista una sua particolarità la cui evidenza - in diretta dipendenza dell'affollamento di liste a sostegno del presidente uscente Vincenzo De Luca - è nella frammentazione delle stesse candidature al Consiglio regionale nel centrosinistra (ma non solo).
E' in questa parte del campo, infatti, che nella provincia di Benevento si combatte una guerra fratricida, con lo scopo – magari non dichiarato ufficialmente – di accompagnare sul viale del tramonto un sistema di potere locale.
In un'accezione più ampia, l'uno interessa la 'galassia-Mastella', l'altro invece è ristretto all'ambito di un partito, il PD.

In entrambi i casi l'obiettivo è quello dell'erosione del bacino di voti di riferimento che, guardando almeno alla vicenda Mastella, ha anche un'appendice nell'altro schieramento (centrodestra), dove per esempio Forza Italia, che di questa opera di “de-mastellizzazione” ha fatto ormai una bandiera, candida una consigliera comunale proprio di Benevento, Annarita Russo, le cui fortune politiche prima della tornata elettorale del 2016 nella città capoluogo erano sconosciute ai più.

Ha naturalmente un rilievo maggiore la presenza in 'civiche' del centrosinistra alternative a “Noi Campani” di Fernando Errico, sindaco di San Nicola Manfredi, o Zaccaria Spina, sindaco di Ginestra degli Schiavoni, che proprio con Mastella hanno condiviso un importate tratto del loro percorso politico. Eccoli oggi a misurare se stessi nell'urna: quanto più incasseranno, più avranno tolto all'altrove ben identificabile... Senso identico per l'esperienza di Antonio Puzio e Anna Orlando, anch'esse in fondo moderne 'creature' mastelliane generate con il Consiglio comunale eletto a giugno 2016 e ora alfieri di un partito dello zero virgola che della sopravvivenza fa professione di testimonianza.

Un capitolo, se vogliamo ancor più rissoso nei toni, è quello del PD del Sannio. Qui è sotto attacco la leadership territoriale, direttamente nelle urne per Erasmo Mortaruolo, riproposto quale aspirante consigliere, e Carmine Valentino (segretario provinciale), ricandidatosi alle Comunali di Sant'Agata dei Goti; e, in via indiretta, per Umberto Del Basso De Caro, deputato della Repubblica e deus ex machina del partito.

Un partito, a differenza di formazioni civiche, ha tutta una sua ritualità: pertanto, è più che possibile che questi rapporti di forza interni vengano a confronto nella solita assemblea da convocare, ma in termini pratici tutto ciò dovrà letteralmente passare per le forche caudine della eventuale mancata rielezione di Mortaruolo (e, ma solo in subordine, di Valentino).

La presenza di Raffaele Del Vecchio, Monica Castaldo, Floriano Panza, Giulia Abbate in liste civiche alternative a quella ufficiale del PD è sulla carta indice appunto di uno sminuzzamento del voto e, di conseguenza, di un possibile calo dell'appeal nell'urna proprio del partito. La qual cosa, d'altra parte – detto per inciso e per concludere – magari non disturberà affatto il manovratore De Luca: le presenza in suo appoggio di liste con i simboli di partito e di quelle cosiddette civiche sono la rappresentazione plastica del divide et impera, con l'ovvio scopo di far emergere l'uomo e il suo solo controllo dei bisogni e delle richieste dell'ampia coalizione che lo sostiene.