Si scrive Regionali 2020, si legge Comunali 2021: il voto a Benevento

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Si scrive Regionali 2020, si legge Amministrative 2021: questo l'effetto ottico del voto di questo penultimo week-end di settembre, coda estiva illuminata dal calore del successo per il centrosinistra in Campania, e nel Sannio naturalmente. Anche se la città capoluogo, Benevento, riserva qualche sorpresa, tale – come è ovvio - solo alla luce dei dati venuti fuori dall'urna, ovvero al netto dell'elezione dei due consiglieri regionali.

La frammentazione (a dir poco) del Pd, i cui rivoli sono sparsi su quattro liste in pratica (Pd ufficiale, De Luca Presidente, Italia Viva, Fare Democratico), ha fatto sì che proprio Benevento sia l'unico capoluogo di regionale nel quale il partito di Zingaretti non risulti il più votato (e che mette alla corda anche la scelta di rinunciare ad una candidatura del capoluogo): lo scettro passa al nemico-amico (politico il primo, di coalizione il secondo) Clemente Mastella, che ha fondato la consueta lista personale (Noi Campani) e toccato il vertice: 16,62%, col Pd al 12,43%, insidiato appena dopo dalla lista De Luca Presidente (11,32%). Seguono: Liberaldemocratici (8,5%); Centro Democratico (4,56%), Campania Libera (3,84%) - nucleo di liste che ha pescato nel medesimo bacino d'utenza dei mastelliani, al centro – e poi Fare Democratico (2,37%) ed Italia Viva (2,05%).

Sempre in questa parte dello schieramento è possibile affidarsi anche a qualche dato sui singoli per meglio render chiaro il piccolo terremoto verificatosi.

Nella guerra fratricida del Pd ha prevalso Raffaele Del Vecchio (De Luca Presidente) con 1841 preferenze sul candidato ufficiale del Pd Erasmo Mortaruolo (1266 preferenze): giusto per dire come l'avvenire si prospetta senza il proverbiale 'sol', in vista del rinnovo di Palazzo Mosti. Sul quale avanzerà ovvie pretese il sindaco uscente Mastella, forte di un risultato che supera quello di 5 anni fa: per Abbate in città ci sono state in città 3318 preferenze contro le 2082 che Sandra Lonardo (con Forza Italia) riportò nel 2015. In mezzo però ci sono anche i 4 anni di sindacatura (cioè di potere, e conta) e comunque un peso in voti piuttosto ridimensionato rispetto alle liste personali delle amministrative 2016, oltre alla solita necessità per il leader di tenere a bada le altrui ambizioni personali - e quindi di fare della ricandidatura una necessità, con qualche incognita in più: non dimentichiamo, infatti, che hanno riportato comunque voti pesanti, a Benevento, anche personaggi estranei al contesto politico cittadino, come Zaccaria Spina (addirittura 1104) e Fernando Errico (781), mentre Antonio Puzio ed Anna Orlando comunque hanno confezionato un pacchetto di oltre 1000 preferenze.

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Nell'altra metà del campo il quadro è meno confuso, nel senso che si parla di una coalizione che deve reinventarsi: svetta la Lega Salvini (7,24%), davanti a Fratelli d'Italia (5,24%: aveva il 3,21% 5 anni fa) e quel che resta di Forza Italia (4,67%: aveva il 16,38% alle Regionali del 2015). Il primo partito è senza reali punti di riferimento cittadini, il secondo ha una leadership piantata piuttosto in provincia che in città (Mimmo Matera), il terzo s'avvia quasi ad essere un non-partito, per di più dilaniato da lotte interne. Se, restando all'assunto di cui all'inizio, lo sguardo va sin da oggi rivolto alle prossime amministrative del 2021, questo segmento del panorama politico beneventano necessita 'solo' di un paio di cose: farsi davvero coalizione, individuare una personalità di sintesi delle tre debolezze attuali, che abbia per di più un appeal personale in grado di valicare il concetto d'appartenenza.

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Infine, i Cinque Stelle. Piuttosto pimpanti ed in crescita nel 2015 in città, dove riportarono il 27,62%, è appunto bastato un lustro perché si facessero apprezzare nel loro peggio, tradottosi in ben più di un dimezzamento di preferenze: (12,23%). Quanto basta, magari, per comprendere (volendolo fare) in chiave futura che l'antipolitica, la presunta purezza di ideali e l'isolamento sono ingredienti che conducono al dissolvimento e non certo al rilancio.