L'elezione di Mortaruolo non basta: al Pd del Sannio urge aria nuova

- Opinioni IlVaglio.it
Mino Mortaruolo
Mino Mortaruolo

Nella sequenza cronologica delle due mail inviate alle redazioni (la prima alle 10.40, la seconda alle 17.28), per sette ore circa la funzione supplente, nel commentare il recente voto delle Regionali, l'ha svolta il coordinatore cittadino del partito, Giovanni De Lorenzo (leggi su Il Vaglio.it): del segretario provinciale del Pd s'erano perse le tracce mediatiche. Sua, di Carmine Valentino, avrebbe infatti dovuto essere la celebrazione rituale del risultato ottenuto – aver mandato nuovamente Erasmo Mortaruolo a palazzo Santa Lucia - a dispetto di un'emorragia di consensi devastante, che De Lorenzo in maniera pudica ascrive alla “notevole frammentazione e dispersione di voti”, come è ovvio senza fornire elementi che illuminino l'opinione pubblica sui motivi scatenanti.

Un vuoto di ore, poi colmato (leggi su Il Vaglio.it), e chissà se nel mentre segnato dall'eco della bruciante sconfitta patita in casa da Valentino. A questi – a Sant'Agata de' Goti - si è ritorta contro la manovra che ha disarcionato l'ex sindaco Piccoli, disorientato l'opinione pubblica, innescato meccanismi di addizione e sottrazione di candidati che magari non hanno sortito gli esiti voluti. Buon ultimo rispetto agli entusiasmi registrati per ogni dove, il testo della Segreteria Provinciale del Pd (comunque improntato alla sobrietà di giudizio) rimedia in extremis a quella che avrebbe potuto tradursi in una occasione mancata, l'ultima di una serie per riflettere sulla insostenibilità della posizione del Segretario provinciale medesimo: lunga la stagione di sconfitte vissuta (anche quando qualcosa nel carniere è caduta), lunga la stagione oligarchica della gestione, lunga la teoria di abbandoni e critiche e divisioni.

Come in dirittura d'arrivo e dopo la provvidenziale supplenza non è mancata la dichiarazione ufficiale di commento, così non sarebbero dovute mancare le dimissioni e l'apertura del momento classico della 'riflessione' negli organismi di partito: il minimo sindacale per favorire una ripartenza del Pd, pur non essendo il solo Valentino responsabile della progressiva fase calante.
Ma per il momento Mortaruolo ha l'opportunità del rilancio, più all'ombra di De Luca, e Del Basso De Caro s'è trovato con una vena appannata nell'operazione di drenaggio dei voti che, sulle prime, non gli pregiudicherebbe nulla (pur essendo un segnale di appeal un po' smarrito).

Qualche spiffero, intanto, già tira. Anteprima 24, per esempio, parla di “dimissioni 'ufficiose' di Valentino” (che peraltro nella minoranza a Sant'Agata ha costituito il gruppo consiliare della sua civica, distinto cioè dal Pd) e di un possibile congresso all'orizzonte, con una reggenza affidata a Giovanni Cacciano, il vicesegretario che non s'è distinto per posizioni diverse dal segretario. avendone pertanto le medesime responsabilità nel declino del partito.

Tutto ciò mentre curiosamente, e con un qual certo sprezzo del pericolo, sul profilo social della federazione provinciale è comparsa una nuova e poetica immagine di copertina: una sagoma femminile col pugno chiuso (il 'pugno chiuso'!) alzato – ma chissà che non si tratti di una istantanea che ha colto quel pugno alto come un monito alle tensioni ideali che protestano perché lasciate alle spalle...