Mastella in campo per le Comunali 2021. Degli sfidanti neanche l'ombra

- Opinioni IlVaglio.it

E’ probabile che non abbia fatto neppure in tempo a convocare la conferenza stampa di giubilo post-voto... ed ecco che la tipografia è stata già allertata per approntare la stampa dei manifesti elettorali di ringraziamento. Non a caso, infatti, sono stati i primi. Hanno fatto la loro comparsa negli spazi riservati ai candidati favorendo la scomparsa dei relitti altrui, si limitano ad un ‘Grazie’ di accattivante modestia in primo piano rispetto al consueto campanile (un marchio di fabbrica), al nome della lista-predellino, del suo fondatore e del destinatario dei consensi da parte del novello ‘mister 100.000 preferenze’ – che pure riecheggia qualcosa della vecchia Balena bianca essendo appellativo affibbiato appunto al notabile democristiano dell’epoca Alfredo Vito.

Sono, questi, i piccoli/grandi segnali della cura certosina con cui Mastella ‘alleva’ il suo elettorato, vincendo sempre: quando vince, perde o pareggia.

Un populismo a bassa intensità, come si addice a chi ha frequentato le scuole della politica di una volta, che non spaventa e comunque un po’ depotenzia l’aspetto ideologico della contrarietà al suo modo d’essere e amministrare.

Non a caso ha scelto il momento di rotonda soddisfazione per aver spedito in Consiglio Regionale addirittura due dei suoi candidati per respingere la tentazione di pensionarsi (e pensionarlo) comunicando l'intenzione di bissare il mandato a palazzo Mosti. In barba a quanto dichiarò quattro anni fa al momento della sua elezione.

In tal modo ha ucciso nella culla qualsiasi possibile ambizione della ‘sua’ parte e, come al solito, anticipato (come era prevedibile) i tempi della campagna elettorale, anche per lui ormai permanente, di primavera.

E se si pensa che l’argomento ‘sindaco-Comunali 2021’ a Benevento è ancora tabù per qualunque possibile avversario politico, fermo al palo o perché c’erano da aspettare le Regionali, o perché ci sono da delineare le alleanze, o perché… eccetera eccetera, ben si comprende come – occupando da solo la scena – il monologo ceppalonese nutra il desiderio legittimo di durare ancora a lungo.