Benevento calcio, un passaggio a vuoto: vigilia di preparazione approssimata, difesa allegra

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Forse giocare (troppo) a viso aperto contro squadre che quando – ad esempio – fanno qualche cambio e tirano su dalla panchina Lautaro, Brozovic, Perisic, Eriksen o Barella, non è il miglior viatico per pensare almeno di sfangarla senza patire danni oltremisura. Ed è forse la prima volta che Inzaghi ha accusato un passaggio a vuoto in fase di preparazione della gara, con una squadra di casa letteralmente 'mangiata' sulle fasce nei momenti in cui si è decisa la partita: all'inizio. Quel che è venuto dai giallorossi, dopo, è stata sì una volenterosa reazione ed un buon pressing, ma poi in dote è toccato solo quel che è stato concesso dall'avversario. In pieno controllo ogni dove, sul campo.

Infastidisce un po', insomma, cominciare a leggere di titoli in cui una squadra “passeggia a Benevento” solo perché il Benevento non è quello svagato in difesa (a dir poco) che i 1000 del Vigorito hanno potuto apprezzare... "dal morto".

Si dirà che non è contro una rosa come quella dell'Inter e contro una squadra come l'Inter che s'aveva da far punti, ed è decisamente vero, ma s'è pure colto un passaggio emotivo a vuoto dopo l'entusiasmo di Genova, con un calo di tensione non giustificabile dopo appena quattro giorni, né comprensibile, almeno alla luce dello stimolo a ben figurare che avrebbe dovuto offrire l'occasione nerazzurra.

Semplicemente va recuperato lo spirito primario dell'attitudine a lottare, e soprattutto – unico, vero campanello d'allarme – va registrata la fase difensiva, partendo dalla sua estremità a difesa della porta. In questa parte del campo gli errori si pagano tutti (il Benevento li ha pagati, infatti), in modo più amaro che non in attacco. Dove però, a chiudere il cerchio, latita il killer istinct. In breve, la squadra è incompleta, e si è visto. G.F.