La maggioranza di Mastella barcolla ma non crolla. Lui in campo c'è, degli avversari nemmeno l'ombra

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Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Nella galleria degli errori, ma anche degli orrori, della politica beneventana, buon ultimo – come sappiamo - s’è infilato il gruppo consiliare comunale dei nominatisi “Moderati”. Il cui contributo al dibattito cittadino è stato mosso dalla “novità” di patti infranti e fiducia venuta meno – cioè di una costante su cui si costruiscono in politica fortune e carriere. Inutile star qui a dire che il fine di questa disputa dall’elevato grado di interesse è il bene pubblico, che dai Moderati sarà considerato dal versante esterno alla maggioranza mastelliana della quale finora erano parte.

Certo, questioni del genere, in un periodo dove domina fra la gente la paura che si stringa la morsa del contagio da SARS-CoV-2, guadagnano un’attenzione relativa, come peraltro lo stesso sindaco Mastella non ha mancato, col solito fiuto populista, di far notare.
Ma via… nemmeno si può dar la croce addosso al tenere il punto sul consueto principio di una spartizione di prebende politiche venuta inopinatamente meno.

Ma a chi giova quest’ultimo contrasto di palazzo Mosti?

Con l’eventuale sfilarsi anche del quartetto dei Moderati, la maggioranza che è di contorno all’opera sindacale di Mastella parrebbe assottigliarsi sempre di più, al punto – oggi come nel recente passato – da far temere circa la sua tenuta.

Eppure, vacilla ma non cade. Negli episodi critici la maggioranza è, infatti, riuscita (o meglio è riuscito proprio al sindaco) a dimostrare l’inconcludenza delle minoranze, mai davvero in grado di compattarsi per mandare a casa Mastella.
E d’altra parte anche la conclusione anticipata dell’esperienza di governo cittadino (per quanto la si possa considerare ormai solo un fatto simbolico, visto che le elezioni sono dietro l’angolo, in primavera) si affaccerebbe su un panorama politico dominato dall’inesistenza di una costruzione alternativa all’unica certezza: la presenza di un solo candidato sindaco sicuro, lo stesso che si vorrebbe mandare a casa mentre c’è allo stato il nulla nel campo degli avversari.