Contagi dilagati - Adottata la misura estrema della chiusura delle scuole. La fotografia di una sconfitta, dell'individuo e della società

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E dopo il tuono dei bollettini piovve, alla fine. Mentre c'era chi, fino al giorno prima, a Benevento, minacciava lo sciopero fiscale perché le misure imposte in regione si rivelavano fin troppo restrittive per settori, come quelli dell'intrattenimento e ristorazione, che neppure hanno fatto in tempo, con l'estate di 'libertà' dalle catene del lockdown, a smaltire i postumi della crisi invernale.

E chissà adesso. Adesso che le maglie della politica si sono strette ancor più, giungendo fino alla misura estrema (perché di massimo impatto anche emotivo) della chiusura delle scuole e degli atenei per un paio di settimane. Un 'fermo' territoriale che dovrebbe servire, nelle intenzioni, a... contenere il ripopolamento del virus e che fa della Campania una sorta di laboratorio nazionale (non a caso immediatamente la ministra dell'istruzione Azzolina ha manifestato il suo dissenso), dove tornano a misurarsi la domanda di sicurezza in tema di salute pubblica e la sostenibilità di un quadro economico (e pure sociale) certo non ristabilitosi dopo il grande freddo dei mesi scorsi.

Il tempo trascorso fra le due ondate è stato di illusoria bonaccia perché agitato in particolare dalle irresponsabilità individuali e dalla fretta politica di alleggerire il carico di limitazioni: oggi ci ritroviamo con le prime e la seconda intatte, a raccoglierne pertanto il frutto amaro di una diffusione fuor di controllo. Di qui un esito scontato sotto forma di ordinanze che pure sono la fotografia di una sconfitta, dell'individuo e della società.

D'altra parte, visto che la stagione del virus ha dimostrato quanto per diffusa immaturità poco conciliabili siano i due aspetti del problema ('salvaguardia' personale e totale 'normalità), varrà pure la pena ricordare che se ci si ammala in tanti, solo in pochi potranno curarsi in un ospedale, o andranno al pub, o a mangiare una pizza al ristorante, o al lavoro, o in fabbrica, o al cinema, o in libreria, eccetera.

Tifare per cosa o per chi, quindi?