I Vescovi a confronto col Premier nel silenzio assoluto della politica: una bocciatura delle istituzioni locali

- Opinioni di Luigi De Nigris

Il recente incontro dei sei Vescovi della metropolia beneventana con Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri, come quello tenuto nel mese di giugno con il Presidente della Repubblica, non ha suscitato l’interesse dei rappresentanti politici e di vertice delle istituzioni locali. Un atteggiamento freddo e distaccato che può prestarsi a più interpretazioni. La più semplice delle quali potrebbe essere quella di ammettere che l’iniziativa è ampiamente condivisibile. Dichiararlo apertamente, però, significherebbe confessare - tanto per restare in tema - l’insufficienza del proprio impegno; l’inutilità dei programmi elettorali, del mandato popolare e dei documenti programmatici elaborati per il benessere e sviluppo delle comunità amministrate.

Infatti, se i vescovi irpino-sanniti si rivolgono alle due massime Autorità dello Stato per chiedere "una rinnovata attenzione ai territori delle aree interne” ed “inserire la questione nell’agenda di Governo”, è evidente che hanno ufficialmente assunto un ruolo sostitutivo della rappresentanza politico-istituzionale. Se i vescovi affermano che “servono più competenza e capacità progettuale; che il progressivo spopolamento di intere comunità non può essere affrontato superficialmente o peggio con interventi speculativi e interessati” - e nessuno interviene – può intendersi un’indiscutibile bocciatura per chi rappresenta i territori interessati. Pur se con garbo, sapienza e delicatezza, i curatori di “anime” affermano di non volersi o potersi sostituire alla politica, ma solo di voler sottolineare i gravi ritardi e squilibri nelle politiche economiche e sociali che si sono succedute in Campania e che il loro obiettivo è avviare un percorso per indicare un metodo, condividere soluzioni e promuovere un dialogo territoriale più ampio.

Le loro riflessioni - non smentite - indicano le difficoltà della politica e delle istituzioni irpino-sannite di farsi carico delle esigenze dei territori amministrati e rappresentati. Testimoniano l’incapacità di programmare politiche di sviluppo locale e l’inadeguatezza delle analisi e delle metodologie per dare soluzioni ai problemi. Ed allora, visto che chi si candida ad amministrare e rappresentare è costantemente sotto esame, per accordargli o meno il proprio consenso, gli si potrebbe chiedere di sviluppare la seguente traccia: “I sei Vescovi dell’Irpinia e del Sannio hanno avviato alcune iniziative con le massime Autorità dello Stato, per evidenziare le difficoltà delle aree interne e trovare, con nuove prassi di partecipazione, opportunità e strategie per risolverle. Spieghi il candidato/a se condivide l’iniziativa, oppure se la Chiesa irpino-sannita non debba distogliersi dagli impegni tipici della pastorale ordinaria. Se favorevole, indichi anche con quali sinergie intende superare le palesate difficoltà, nonché quali strumenti partecipativi intende adottare nel corso del suo mandato per raccogliere e/o condividere le scelte decisionali”.