Verso le Comunali - La destra a Benevento ci riprova, ma 'Futuro' non è 'Partecipazione'

- Opinioni IlVaglio.it
Federico Paolucci
Federico Paolucci

Qualcosa comincia davvero a muoversi, nel magma indistinto dela politica beneventana che non sia quella di matrice 'mastelliana'. E questo qualcosa comincia a muoversi in chiave elezioni comunali, che la città capoluogo si troverà a celebrare nella prossima primavera per decidere se confermare o meno ancora per un quinquennio il leader di Ceppaloni prestatosi a palazzo Mosti e nuovamente in rampa di lancio per il bis.

Smarcandosi dal suo impegno 'partitico', è l'ormai ex portavoce provinciale di Fratelli d'Italia Federico Paolucci a uscire allo scoperto, non a caso proprio con una 'lettera aperta' ai cittadini di Benevento dall'emblematico, significativo, programmatico titolo: “La decadenza di Benevento non è un destino” ( leggi su 'Il Vaglio.it' ) .

E', in forma e sostanza, una mossa d'anticipo. Nella forma perché Paolucci per dare respito più ampio al suo progetto dichiara di voler andare oltre le ”liturgie partitiche” e gli “steccati dei simboli” che, con evidente paradosso, sono stati il suo pane quotidiano fino a... ieri; nella sostanza perché prova in fondo a tirare fuori dall'imbarazzo di un nome il campo politico di appartenenza, quel centrodestra tutto da (ri)costruire dove Forza Italia accusa un'emorragia costante di uomini e voti, la Lega non è strutturata né si fa ricordare nei suoi esponenti, e Fratelli d'Italia in via indiretta prova a mettere a frutto la leadership conquistata con il recente turno regionale.

Il percorso di Paolucci nelle intenzioni è ben perimetrato: “Lontano dagli schemi dei partiti, per tentare di costruire una comunità attenta alle diseguaglianze sociali, alla vivibilità urbana, alla tutela dell'ambiente, al lavoro”.

Per quanto non emerga, il tentativo è quello di spostare decisamente a destra l'asse politico/amministrativo di Benevento (complice l'istinto alla conservazione proprio di una borghesia male illuminata e la rabbia dei ceti popolari trasmigrata dai Cinque Stelle), però servendosi anche di formule ammiccanti e in grado di esercitare un richiamo su ambiti ed ambienti lontani ideologicamente. Non a caso l'orizzonte che si è dato è ambizioso e si lega ad una specifica parola: Paolucci scrive “Futuro” ma in controluce si legge “Partecipazione”, cioè quel passato di impensabile sintesi degli opposti che riuscì, ma dopo una lunga e dura battaglia di opposizione, a Viespoli, figura di maggiore carisma e attrattività.