Le prime mosse della cosiddetta società civile di Benevento in vista delle prossime elezioni comunali

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Ettore Rossi
Ettore Rossi

La società civile è scissa, semplicemente. E portatrice di istanze diverse, chissà pure se a supporto di contendenti diversi scesi nell'agone politico beneventano, quale va tratteggiandosi (ma siamo agli schizzi iniziali) in previsione delle elezioni comunali per il rinnovo di palazzo Mosti, nella primavera 2021.

Ecco dunque “Benevento Futuro” (leggi su 'Il Vaglio.it'), il manifesto programmatico frutto dell'esperienza dei laboratori Cives, quel percorso che – così lo descrive il sito della Diocesi di Benevento - “da dodici anni propone alla città e al territorio riflessioni e momenti di formazione intorno alla cittadinanza e al benessere collettivo con un focus specifico sulla felicità personale e soprattutto sulla felicità pubblica”, il cui mirino è puntato nella direzione – politica – di cui sopra. Guarda caso (ma appunto sarà un caso) con una semantica che, in fatto di prospettiva (il solito “Futuro”), riecheggia lo svelamento delle aspirazioni della destra attraverso la candidatura di Federico Paolucci (leggi su 'Il Vaglio.it').

Intanto, si apre – comunque 'non' la si voglia interpretare – una sorta di 'competizione' con l'altra espressione (im)politica, pure fondata su manifesti e laboratori, che guarda all'appuntamento con le prossime elezioni comunali, e cioè Civico 22. Di cui in origine proprio Ettore Rossi, animatore instancabile di Cives, era tra i soci fondatori (dicembre 2019) e dal quale (febbraio 2020), assieme a Pasquale Orlando (che, staccandosi, ha preso la via maestra della struttura per eccellenza, un partito per quanto piccolo: Italia Viva), si è allontanato, con relativo fragore, “a seguito di un confronto interno”.

Pur nel suo lento procedere, Civico22 assomma personalità e concetti che muovono dal centro verso uno specifico lato (sinistra) dello schieramento che vorrà schierarsi in campo al cospetto delle urne elettorali, con uno spiccato senso di compartecipazione fra settori anche non contigui (dalla religiosità d'impegno sociale a chi lotta per il diritto alla casa) e però accomunati da una identità dichiaratamente estranea al populismo d'accatto (e suoi derivati: sovranismo, razzismo, omofobia, eccetera) e dalla dichiarata opposizione all'attuale esperienza governativa della città.

Qui – 'Benevento Futura', da Cives - invece si ara il terreno di un cattolicesimo più tradizionale, riflessivo ma pacato, un vero e proprio 'centro' declinato secondo una progettualità che poggia su “idee forti”, sostrato di un nucleo di questioni e tematiche ritenute “essenziali, che rappresentano la sostanza della vita in comune nella nostra città” e costituiscono la “base di dialogo con quanti vorranno condividere, obiettare, aggiungere, trovare nuovi metodi”. Che ha suscitato immediatamente l'apprezzamento di un segretario partitico cittadino (leggi su 'Il Vaglio.it') piuttosto... interessato ai possibili sviluppi. Difficile, infatti, non leggere nello svelamento di Gianfranco Ucci, ritornato con Mastella in “Noi Campani”, l'apertura di una sorta di linea di credito politica (chissà quanto egemonica) nei confronti del 'Civeismo'.
“Chiunque abbia a cuore il futuro della città – ha scritto l'ex vicesindaco di Viespoli - non può non condividere le tematiche affrontate”. Sembra piuttosto chiaro.