La pandemia morde di nuovo e uccide anche nel Sannio. Il potere da solo non la ferma. I cittadini consapevoli facciano fronte

- Opinioni di Carlo Panella

Risulta difficile scrivere della pandemia per il contagio da SARS-CoV-2, tornata da varie settimane a imperversare nei contagi e a mietere morti, ormai a centinaia crescenti. Difficile provare a ragionare a fronte della babele di voci e urla sui media e sui social network, tra virologi d’accatto, pseudo economisti d’ogni foggia, opinionisti tuttologi in servizio permanente effettivo, mestatori e tribuni del popolo. Rimanere a lungo in silenzio, però, nemmeno si deve e allora facciamo parlare le cifre (dal 1° agosto) tratte dalle fonti ufficiali della provincia di Benevento.
27 agosto: 16 contagiati + 4 guariti e 0 morti = 20.
27 settembre: 130 contagiati + 50 guariti e 2 morti = 182.
27 ottobre: 592 ora contagiati + 244 guariti e 9 morti = 845.
Non sono ancora passati 3 mesi dal 1° agosto e già abbiamo quasi il triplo dei contagiati e più della metà dei morti, rispetto alla prima fase (oltre 4 mesi, febbraio-giugno) della pandemia. Allora i contagiati furono in tutto 209 (tra i quali i 17 morti sanniti) cifra comprensiva delle vittime del grave focolaio di Villa Margherita.
Fonte di tutti questi dati: l’ASL di Benevento.
Concludiamo subito con i numeri, stavolta la fonte è l’Azienda Ospedaliera ‘S. Pio’ di Benevento:
a giugno, i morti in ospedale ricoverati con il virus, in totale (cioè sanniti e no) per tutta la prima fase, sono stati 24 di cui 12 provenienti da Villa Margherita (a voler scomputare le vittime di quel focolaio stavolta fortunatamente non ripetuto, il totale scende a 12, sempre tra sanniti e no;
dal 1° agosto fino a ieri 27 ottobre, invece, i decessi in totale (sanniti e no) sono stati 15 decessi di cui i soli sanniti sono stati 9.
Lasciando per ora da parte il computo dei numeri dei tamponi, la mera contabilità dei decessi – per di più in due periodi di tempo di durata differente – certifica che la letalità è aumentata, che quindi il virus nel tempo non si è affatto indebolito.
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Avremmo potuto essere ancora più precisi se - così come fanno altre ASL campane, l’Unità di Crisi Regionale e la Protezione Civile Nazionale - anche l’ASL di Benevento avesse reso noti i numeri dei tamponi che fa processare quotidianamente per scoprire i contagiati; avremmo potuto sapere con chiarezza la tendenza in atto del tasso di positività al virus e anche fare i raffronti con la fase precedente.
Ma la nostra ASL sul numero dei tamponi tace.
Il Vaglio.it sta denunciando da mesi questa omissione che, impedendo ai cittadini di essere compiutamente informati, certamente non li aiuta a prendere le migliori contromisure.
Lo denunciamo ogni giorno, lo stiamo facendo anche qui, ma nessuno ci dà ascolto (né politici, né sindacati, né associazioni che dir si voglia). E soprattutto nessuna autorità locale è intervenuta per far pubblicare all’ASL di Benevento il numero dei tamponi. Clicca qui per leggere l’articolo de ‘Il Vaglio.it’ non ascoltato anche da chi, per il ruolo che svolge, intervenendo avrebbe potuto aiutare i sanniti a vedere garantito il loro diritto a essere informati, costituzionalmente garantito.
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Sia come sia, di fronte al morbo che - oltre che nel Mondo, in Europa, in Italia, in Campania - di nuovo avanza, contagia e uccide anche nel Sannio, quel che c’è sicuramente da fare per il singolo cittadino è non solo prendere atto definitivamente che il negazionismo e la sottovalutazione della gravità della pandemia sono solo delle perniciose idiozie, ma anche usare personalmente ogni giorno le massime precauzioni, a tutti note: mascherine (possibilmente le più filtranti) sempre indossate fuori dalla propria abitazione, lavaggio frequentissimo delle mani e distanziamento personale, evitando nel modo più assoluto gli assembramenti.

Con il virus che ci gira intorno, sempre in maggior numero, ci pare folle entrare nella polemica sulle misure governative di contenimento, per alcuni esagerate e inutili.
Vero è che il governo italiano doveva organizzare meglio la riapertura delle scuole e l’uso e il funzionamento dei trasporti pubblici; ma vero è anche che tutti gli altri stati (europei e non solo) sono perlopiù in condizioni peggiori dell’Italia, senza essere governati da Giuseppe Conte o, più da presso, da Vincenzo De Luca. Venirne a capo non è semplice ovunque.

Sia chiaro: è comprensibile la rabbia (ma mai la violenza, peraltro perlopiù organizzata ed eversiva quella inscenata nelle scorse sere in alcune città italiane) di chi si è visto chiudere bar, ristoranti e simili da una certa ora, o chiusi del tutto le attività (palestre, piscine, teatri…), a fronte di autobus, treni e metropolitane che intanto circolano con persone ammassate al loro interno, “in libertà”…

Rabbia che sarebbe (uso il condizionale perché questa seguente motivazione non la si sente in giro…) giustificata anche da parte di coloro che - a fronte del premier e del governo che hanno ripetuto per mesi, irresponsabilmente, che “un altro lockdown non ce lo possiamo permettere” - ora si sono visti colpiti dalle settoriali chiusure. In questi casi, come non sentirsi considerati figli di un dio minore?
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Il governo adesso sta correndo ai ripari approntando opportuni e necessari ristori per le categorie e le fasce di popolazioni colpite (ma perché non li ha annunciati, dettagliatamente, assieme alle disposte chiusure?).

Telegraficamente sulla scuola (a parte quanto già scritto sui connessi trasporti pubblici non regolati): considerare un unicum, materne, elementari e medie al pari di superiori e università, è stata un’altra scelta aberrante. Si dovevano aprire solo le prime e lasciare la DAD per i discenti più grandi. E così resistere, fino a quando era possibile tenerle aperte. Perché, se poi i numeri dei contagi avessero imposto di fermare anche nelle scuole per i più piccoli le lezioni in presenza, ci si sarebbe dovuti adeguare.

Bisogna essere seri: primum vivere. E’ solo col virus che si finisce intubati in terapia intensiva e al cimitero. Tutte le altre pure gravissime conseguenze economiche, culturali e psicologiche - dipendenti da eventuali misure estreme, assunte per evitare le morti e gli ospedali in tilt – altre conseguenze che qui non si sminuiscono affatto nella loro gravità, riguardano e riguarderanno comunque i vivi. Rammentiamolo, sempre. Se non per altro, almeno per i 37.700 italiani morti ufficialmente, in 8 mesi, per questo virus.
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Detto questo, per come non solo i limiti delle istituzioni o dei poteri pubblici e dei politici, ma anche i troppi singoli cittadini hanno fatto correre il virus, nel “liberi tutti” e nel “balliamo sul mondo” dall’estate in poi, mi pare che il danno sia ormai stato fatto, e che si porranno come inevitabili le misure di contenimento massime, per fermare il dilagare del contagio con la sua scia crescente di morti e ammalati e diritto alle cure negato. La speranza che non ci si arrivi, che “la curva in risalita si arresti e scenda”, ovviamente e mai come ora, è sempre ultima dea.

Ma in questi casi, terribili casi, è alla scienza e alla medicina che dobbiamo far ricorso. E, se “chi ne capisce” - non chi strologa su internet – avverte (clicca per leggere) che ormai non si può più aspettare, onde evitare altre stragi di uomini e donne, si agisca il prima possibile.