Il Diario dell'Argonauta. 5 - L’amore, anche per il più grande calciatore mai esistito, in fondo ha una dimensione intima

- Opinioni di Anteo Di Napoli
Diego Armando Maradona
Diego Armando Maradona

Alla vigilia di Real Sociedad-Napoli, l’allenatore basco, Imanol Aguacil, ha dichiarato: “Maradona farebbe fatica a entrare nella nostra squadra. Abbiamo David Silva che ha quasi lo stesso talento, ma corre di più”. Effetto dello Txakoli, vinello basco che si serve nei bar di San Sebastian, o nuova frontiera del dibattito sul diritto di tribuna della blasfemia in nome della libertà di espressione?

Oggi Diego Armando Maradona compie sessant’anni. Nessun calciatore più di “D10S” è sospeso tra mito e realtà, assimilabile in questo al connazionale Ernesto “Che” Guevara. Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano lo definì: “Il più umano degli dei. Un dio sporco, che ci assomiglia: donnaiolo, bevitore, spericolato, irresponsabile, bugiardo, fanfarone”.

Non a caso la sua vita è forse racchiusa nei quattro minuti dell’Atzecas di Città del Messico, 22 giugno 1986, quando segnò il più celebre dei gol irregolari, la “mano de Diòs”, e poi quello più straordinario della storia del calcio, arrivando in porta col pallone dopo aver dribblato l’intera squadra inglese, portiere compreso. “Vendetta” per l’umiliazione patita nella guerra delle Malvine del 1982, si è detto! Anni dopo, ad Ayr, in Scozia, attratto dall’insegna che riproduceva il gol beffa agli inglesi, entrai nel bar “Hand of God”…

Dal 5 luglio 1984, quando emerse dalle viscere del San Paolo per presentarsi al popolo che lo avrebbe eletto a suo re, un susseguirsi di ricordi indelebili: due scudetti, il trionfo europeo, altre coppe italiane, giocate e gol inimitati. Re di Napoli e del mondo, con un titolo conquistato nel 1986 e un altro scippato a Roma l’8 luglio 1990, in un Olimpico/Colosseo che mise in scena il suo linciaggio, con l’inno argentino subissato dai fischi, miserabile vendetta per la sconfitta dell’Italia nella semifinale di Napoli. Per la cronaca in quell’Italia-Argentina tifai per Diego e lo rifarei!

Dopo lunghe trattative con mia moglie ho ottenuto in casa un “angolo di culto”, collocando un poster a grandezza naturale, visibile solo a me, a porta chiusa. In fondo l’amore ha una dimensione intima: Te Diegum!