Il Benevento calcio già costretto al ritiro e le inutili proteste che fanno male solo ai giallorossi

- Sport IlVaglio.it
Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio
Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio

Il più antico dei rimedi per un male che è ancora minore (ma, si sa: la prevenzione...): il Benevento calcio va in ritiro a una manciata di minuti dal capoluogo pur cambiando provincia (Venticano) con il dichiarato fine di 'ritrovarsi' dopo la rottura prolungata (quattro sconfitte in fila fra campionato e Coppa Italia). Ci si affanna a far dire che non si tratta di un intento 'punitivo', e per certi versi la tesi potrebbe non essere confutabile: semplicemente, si esporta il lockdown. O, per restare al tema più sportivo, gli atleti vanno a rintanarsi nella cosiddetta 'bolla'. Che si spera non sia di sapone, sospetto che ha trovato qualche fondatezza (magari non irrimediabile) negli ultimi tempi di magra. Assieme a qualche sussurro, sulle differenze fra la serie B e quella maggiora e le conseguenti, ovvie, difficoltà di elementi della rosa: il salto di categoria li ha inchiodati a terra. Però il discorso è scivoloso, perché non più tardi di poche settimane fa il ds Pasquale Foggia ribadiva, con la forza di ineccepibili argomentazioni, che “siamo molto soddisfatti del mercato portato avanti …siamo felici del gruppo che abbiamo messo su. La nostra squadra ha un’anima”. Ma magari a tratti anche no, pur risultando bella. Il costo più elevato della trasferta di Verona non si è rivelato l'albergo bensì il nervosismo serpeggiato per una (ritenuta) avversa decisione arbitrale: ci ha lasciato le penne Gianluca Caprari, lasciando in panne i suoi per due giornate, decisamente importanti (la prossima – Spezia – ben più della seguente – Fiorentina -, comunque da giocare perché l'impossibile non esiste). Dal che dovrebbe discendere una lezione, per fortuna venuta in fretta, che non ammette repliche: protestare non serve a nulla, se non a disunirsi e a impoverire la squadra; un atleta professionista dovrebbe – anche nella temperie agonistica – tenere bassa la pressione sanguigna, riuscendo nella missione non impossibile di riflettere sul danno procurato a sé, ai compagni, agli obiettivi.