Parlano tutti. E s'avanza un pericolo non meno peggiore dello stesso virus: l’Infodemia

- Opinioni di Luigi De Nigris

Insieme alla pandemia marcia un pericolo non meno peggiore dello stesso virus: l’INFODEMIA. Si tratta dell’eccessiva circolazione delle informazioni, provenienti da fonti diverse e non verificabili, che deformando la realtà semina incertezze, diffidenze e panico tra i cittadini. Un contagio informativo talmente pericoloso che ha spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad intervenire direttamente: da una parte per rintracciare falsi miti e voci sul virus, dall’altra per far giungere alla popolazione istruzioni chiare ed univoche.

In molti Paesi il commento scientifico dei dati sul Covid è affidato a pochissime persone. In America interviene Tony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive degli Stati Uniti. In Germania il virologo che isolò in un paziente tedesco il virus della Sars nel 2002. In Inghilterra parlano i suoi premi Nobel, mentre in Francia gli esperti dell'Istituto Pasteur. Da noi parlano invece tutti.

Fin dall’inizio molti componenti della comunità scientifica, delle istituzioni e della politica si stanno confrontando e contraddicendo a vicenda. Perfino all’interno dei rispettivi ambiti di competenza. Commentano quotidianamente i numeri della pandemia, ma il più delle volte senza alcuna scientifica relativizzazione. Senza tener conto delle numerose variabili o delle distorsioni che mutano nel tempo, da nazione a nazione e da regione a regione. L’aumento o la diminuzione dei contagi, dei positivi, dei decessi o dei guariti, si traducono in semplici addizioni o sottrazioni da cui inevitabilmente derivano errate interpretazioni o superficiali comparazioni. A ciò si aggiunge che molti commentatori ignorano perfino la sostanziale differenza che passa tra “dato” ed “informazione".

La delicatezza dell’argomento - non a caso ho citato l’attenzione dell’Oms – imporrebbe quindi un’unica fonte d’informazione, sicura e credibile. I numeri della pandemia e la loro lettura dovrebbero essere congiuntamente forniti dall’Istituto Superiore Sanità e dall’Istat. Il primo perché ha già il compito di coordinare la Sorveglianza Nazionale Integrata COVID-19, tramite le cartelle cliniche e le schede (modelli Istat) dei deceduti positivi al SARS-CoV-2; il secondo perché è l’ente di ricerca pubblico, principale produttore di statistica ufficiale a supporto dei cittadini e dei decisori pubblici, quindi in grado di garantire dati codificati ed elaborati secondo criteri e metodologie scientifiche standardizzate. In questo modo, non solo si ridurrebbe l’effetto della temuta infodemia, ma si limiterebbe soprattutto quel profluvio di autorevoli cazzate che da mesi ci stanno dannosamente travolgendo.