Il Diario dell'Argonauta. 7 - Filastrocche di speranza in attesa del garofano rosso che crescerà

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

“Ci son macchine nascoste e però nascoste male, e le vedi dondolare al ritmo di chi è lì dentro per potersi consolare, godendo sui clacson, fra i fantasmi di Elvis”. Il mio nipotino Francesco, ovviamente del tutto inconsapevole dell’alta “temperatura” di questi versi, incipit della canzone “Leggero” di Luciano Ligabue, molto amato dai genitori, me li ha recitati, nel darmi la buonanotte, a mo’ di filastrocca. Di recente, con la complicità della madre, gli ho fatto scoprire filastrocche e fiabe di Gianni Rodari, apprezzate al punto da chiederle come lettura prima di addormentarsi.

Non è stato il solo sorriso della giornata, grazie a una giovane collega che mi ha scritto un messaggio, tanto bello quanto immeritato, in risposta ai miei auguri per la sua specializzazione: “Sei tra quelle persone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni e che vorrei portare nel mio taschino del camice per poter avere una guida costante”.

Una iniezione di autostima, tanto più necessaria in un momento storico che ci fa spesso sentire inadeguati e impotenti. Sono giorni difficili questi della seconda ondata epidemica, se possibile anche più della prima, caratterizzati dalla paura per noi stessi e le persone che più amiamo, quotidianamente in prima linea, dal dolore per le vittime, i malati, non soltanto di Covid, per chi ha perso il lavoro e le proprie sicurezze quotidiane.

Ma sono giorni anche di rabbia, lo ammetto. Una rabbia impotente, che si indirizza verso chi ancora trova il coraggio di minimizzare, di bestemmiare (è il verbo appropriato) sul sudore e sulla vita (non in senso metaforico) di chi notte e giorno prova a strappare tanti alla sofferenza e alla morte, arrivando al punto di insinuare dubbi, oltre l’osceno.

Tuttavia, come il Pulcinella della fiaba di Rodari che sotterrato dalla neve si crede morto, forse si tratta solo di attendere il garofano rosso che crescerà in primavera, proprio sopra di me. Quel giorno dirò a Francesco: “Ecco, sulla mia testa è cresciuto un fiore. C’è qualcuno più felice di me?”.