Renato Parente si porta in prima linea nell'ultima parte dell'esperienza ammnistrativa mastelliana

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Chissà che anche per Renato Parente non giochi un ruolo pungolante la fine della consiliatura mastelliana a palazzo Mosti e il passaggio elettorale che verrà. A meno di non volergli attribuire un ruolo da Richelieu (...troppa grazia), che hanno per esempio cercato di ritagliare addosso alla sua persona attraverso la nomina a capo dello staff – contratto di collaboratore a tempo determinato per 36 ore - del Presidente della Provincia Di Maria, Parente è noto per la sua attività amministrativa e politica. Di certo c'è, oggi, la carica di consigliere comunale d'appannaggio mastelliano ma, soprattutto, un tacere rotto e un qual certo ritorno in auge presso i mezzi di comunicazione.

Come Fioravante Bosco dei bei tempi sindacali alla Uil, infatti, Parente di recente ha iniziato ad esternare con una metodica ben precisa. Eccolo esordire, per allargare appunto il campo dello scibile d'intervento, con le 'amare considerazioni' sulla incapacità della pandemia di favorire una unità d'intenti fra forze politiche d'estrazione ed idee contrarie o l'opposto? Mah... (leggi su "Il Vaglio.it" ). Eccolo, poi, infilare una serie di plausi a nomine e scelte politiche... provenienti dalla sua schiera di militanza: certo, avrebbe sorpreso il contrario ma non si può pretendere tutto.

Dunque: ci sono in sequenza i “migliori auguri a Pasquale Lanpugnale” (leggi su "Il Vaglio.it); la condivisione della scelta del presidente Di Maria “che ha voluto al vertice del Consorzio Sannio.it il consigliere comunale Oberdan Picucci” con quest'ultimo che certo “saprà dare una spinta propulsiva ad un consorzio strategico per le pubbliche amministrazioni” (leggi su "Il Vaglio.it) ); l'atto “importante” sempre di Di Maria nell'affidare “la presidenza della Asea a Giovanni Mastrocinque”, confidando che quest'ultimo “farà bene” (leggi su "Il Vaglio.it).

Ma non tragga in inganno la soavità dei toni, quando vuole Parente sa colpire: lo fa con Luca Paglia traghettatosi, infine, dall'area ceppalonese all'aborrito Pd decariano (leggi su "il Vaglio.it"), scoprendosi censore. Davvero una novità, quest'ultima, nel panorama dei silenzi che ha osservato sui tanti accadimenti che hanno caratterizzato la compagine e l’attività mastelliana di palazzo (Mosti).