Processo ASL di Benevento - De Girolamo e altri 7 assolti. La Caporetto della Procura e della magistratura

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Nunzia De Girolamo, già deputata, Michele Rossi, Gelsomino Ventucci e Felice Pisapia (componenti del management dell'ASL di Benevento all'epoca), Luigi Barone e Giacomo Papa (all'epoca collaboratori di De Girolamo), Arnaldo Falato (funzionario dell'ASL) e Michele Napoletano, sindaco di Airola, imputati nel cosiddetto processo sulla gestione dell'ASL di Benevento, oggi sono stati assolti dalle diverse ipotesi di reato loro ascritte dal Tribunale di Benevento. Assolti con formula piena, perché "il fatto non sussiste".

Queste le accuse mosse, a vario titolo, nell'infinito procedimento avviato nel 2012 dalla locale Procura della Repubblica: associazione a delinquere, concussione, tentata concussione, abuso d’ufficio, tentato abuso d’ufficio.

Pesanti le richieste di condanna avanzate, clicca qui per leggerle assieme ai link che riassumono la vicenda giudiziaria che, oltre a interessare il management dell'ASL all'epoca, colpirono innanzitutto l'allora parlamentare Nunzia De Girolamo. L'esponente del centrodestra, per l'emersione dell'inchiesta, si dimise da ministra dell'Agricoltura nel Governo Letta. Queste alcune delle sue parole dopo la lettura della sentenza: "Oggi ha vinto la giustizia, io ho solo perso 7 anni di serenità. Mi sono dimessa da ministro per difendere la mia dignità, mi sono difesa nel processo e non fuori di esso. Oggi le tre donne del Collegio giudicante mi restituiscono fiducia e voglia di continuare a combattere per le cose giuste".

Il Collegio del tribunale sannita era appunto composto da Daniela Fallarino, Simonetta Rotili e Francesca Telaro.

Si tratta di una vera e propria Caporetto per la Procura della Repubblica di Benevento e per la magistratura sannita più in generale che hanno tenuto sotto scacco per 8 anni in un incubo dei cittadini poi ritenuti del tutto innocenti.

Tra le tre formulazioni dell'assoluzione piena del nostro Codice di procedura penale, il Collegio ha utilizzato quella del "fatto che non sussiste'. Significa che nessuno degli elementi che integrano per il Codice penale le fattispecie criminose (i reati) contestate agli imputati è risultato provato. Dunque, i fatti su cui così a lungo si è indagato ai fini processuali non esistono.

Il peggio che possa sentenziarsi per gli inquirenti, anche rispetto alle altre due formule di piena assoluzione. Sia nell'ipotesi del fatto sussistente ma non commesso dall'imputato, sia nel caso del fatto sussistente ma che non costituisce reato, un fatto è stato provato, almeno c'è stato. Quando si sentenzia che nemmeno l'esistenza del fatto criminoso è stata provata, si è davvero demolito tutto l'impianto accusatorio.

Non sappiamo ora se la Procura impugnerà tale sentenza di assoluzione. A Benevento dall'inizio di un'inchiesta allla sentenza di primo grado, come questo caso certifica, possono passare anche otto anni e quindi bisognerà vedere se e quali delle ipotesi di reato reggeranno alla caducazione per intervenuta prescrizione (già oggi, ad esempio, la sentenza ha anche dichiarato l'intervenuta prescrizione dell'ipotesi di accusa di minacce).
Abbiamo scritto tanto su questo processo-lumaca, nel corso di questi anni. L'esito di questo primo grado di giudizio è talmente eloquente da non richiedere nemmeno una parola in più.