CAM di Paolisi, i lavoratori: un’altra piccola grande tragedia sta per consumarsi su una terra che ne ha già viste tante

- Economia Lavoro IlVaglio.it
foto di repertorio
foto di repertorio

La Fiom Cgil Benevento ha diffuso un messaggio dei lavoratori della Cam di Paolisi, società del comparto compositi per aerostrutture, interessata dalla più grave crisi della sua storia, vicenda che va a colpire 150 famiglie del territorio. Ecco il testo: "Ancora una volta ci troviamo sotto i riflettori, nostro malgrado, in qualità di lavoratori della CAM, a dover portare agli occhi dell’opinione pubblica, delle parti sociali e di tutti i soggetti anche istituzionali, la oramai critica e drammatica situazione in cui ci veniamo a trovare.

La CAM per le sue caratteristiche ha rappresentato nel corso degli ultimi 20 anni un “unicum” nel panorama industriale della valle Caudina e della provincia di Benevento, un’azienda operante nel settore aeronautico e nello specifico dei materiali compositi che ha portato a questo territorio “lustro” e in maniera ancora più tangibile, occupazione stabile e di alto profilo professionale. Un azienda in cui sono confluite diverse figure professionali relative al settore e che ha inoltre avuto la capacità di formare operatori altamente specializzati nel ramo in cui opera. Per alcuni anni questa professionalità ci è stata riconosciuta dai maggiori produttori di aerostrutture al mondo, quali Boeing, Airbus, Bombardier e Leonardo, oltre che dai maggiori organi di controllo della qualità del prodotto aereonautico e dei materiali compositi ovvero il NADCAP.

Questa situazione che per certi versi era anomala in un territorio che vede lo spopolamento e la chiusura di molte attività produttive, è andata migliorando (noi credevamo!) con l’ingresso nel 2007 della CAM nel gruppo DEMA, che ha proiettato l’azienda beneventana nel mercato internazionale facendola diventare la punta di diamante del gruppo stesso. Ma la collaborazione prima e l’acquisto poi di ingenti quote della CAM da parte di DEMA fino a far diventare quest’ultima poi totalmente proprietaria, la crisi finanziaria ed industriale dello gruppo campano-pugliese, con i tre relativi tentativi, fortunatamente riusciti finora, di ristrutturazione del debito con INPS in primis, con fornitori e clienti poi, hanno trascinato con se nel declino quello che era il fiore all’ occhiello dell’industria aeronautica beneventana, fino ad arrivare alla cessione della totalità dell’azienda al fondo bancario d’investimenti inglese BYBROOK che, dopo essersi sbarazzato della precedente amministrazione, ha provveduto ad insediare in DEMA (CAM) un nuovo gruppo manageriale che “forte” di un inedito piano di ristrutturazione del debito e con ingenti capitali ha cercato di invertire la rotta ma con scarsi risultati, in primis a causa dello sfacelo societario in cui si sono trovati invischiati, poi anche a causa della crisi del mercato aereonautico e dulcis in fundo della pandemia causata dal COVID 19.

Ma a pagare lo scotto di tutti questi disastri sono stati principalmente i lavoratori della CAM i quali per la bellezza di 4 anni hanno subito un regime ferreo di cassa integrazione che se da un lato ha permesso all’azienda di funzionare ed avere ancora qualche speranza (disattesa dai fatti) di sopravvivere, dall’altra ha portato degli scompensi economici molto rilevanti alle famiglie dei lavoratori, umiliati nel doversi sentire non più al centro di un progetto vincente, ma un peso di cui liberarsi. Ora ci ritroviamo sul finire del 2022 con nessuna possibilità di poter accedere ad ulteriori ammortizzatori sociali, a lavorare con le risorse al minimo e solo per altre poche settimane, di non avere comunicazione con il gruppo dirigente che si è trincerato in un silenzio colpevole e foriero di presagi nefasti sul futuro dell’impresa e dei lavoratori, comunicando con una frase laconica e secca che gli stipendi probabilmente non saranno più corrisposti (a partire da questo mese) e che il futuro dell’azienda, dopo la dichiarazione del Fondo (BYBROOK, di proprietà Mediobanca dal settembre 2021) di voler recedere dall’impegno DEMA, addirittura rifiutando cospicui aiuti statali (24 milioni di euro e poi avere mano libera e quindi licenziare o addirittura smembrare il gruppo secondo il nostro punto di vista di lavoratori) è più nebuloso che mai.

Al momento non si intravede un lieto fine per questa storia e le cause sono molteplici: a seguito della guerra in Ucraina (e non solo) il costo delle materie prime è triplicato, quello dell’energia e quindi della capacità produttiva è quintuplicato, il management DEMA non è stato in grado di presentare un piano industriale che ci potesse permettere di agganciare la ripresa del settore che pure e nonostante tutto c’è, lo dichiarano gli analisti e anche i colossi del settore, uno su tutti Leonardo che tra l’altro è il nostro primo committente e nel passato ha dispensato non solo elogi ma anche aiuti tangibili nei nostri confronti.

Cosa ci resta? Scioperare ad oltranza sotto la pioggia di questi giorni? Come abbiamo fatto oggi? Attendendo una risposta da chi dovrebbe guidarci e che invece si ostina a non rispondere, a non essere chiaro sul futuro che tra poco travolgerà 160 lavoratori, famiglie, un territorio? Giovedì mattina saremo in tanti a far sentire le nostre voci al massimo rappresentante dell’istituzione regionale, e prima al Prefetto e poi di nuovo, per l’ennesima volta ai ministeri, ma c’è amarezza e sconforto, la sensazione comune in tutti noi lavoratori della DEMA-CAM è che siamo ormai giunti al capolinea e che un’altra piccola grande tragedia stia per consumarsi su una terra che ne ha già viste tante".