Per una politica dell'ascolto e del confronto attivo: torni il coinvolgimento dei cittadini

- Opinioni di Luigi De Nigris

Con l’insediamento del nuovo Governo si chiude - chissà per quanto tempo - la lunga fase dei governi tecnici che hanno esautorato il Parlamento e de-responsabilizzato il nostro sistema politico. Gli obblighi di adeguarsi a vincoli esterni, l’agire in uno spazio circoscritto che non consente di percorrere direzioni alternative, ha contribuito a creare lontananza e sfiducia nella rappresentanza politica.

Le recenti elezioni hanno infatti confermato che il senso di appartenenza ad una data classe sociale, in particolare a quella media ed operaia, si è profondamente modificato. Questo fenomeno, già rilevato dall’Istat nel 2017, ha progressivamente delegittimato la funzione di intermediazione tra la politica e la società, tra gli eletti e i cittadini, prima svolto in via esclusiva dai partiti. La volatilità dei ruoli sociali e la perdita delle comuni identità sono il sintomo di una politica (e con essa la società) che funziona male, sia perché organizzata sul tirare a campare “giorno per giorno”, sia perché bada più ai sondaggi che all’ascolto degli elettori.

Per tentare di sanare questa pericolosa deriva politico-sociale occorre uno sforzo che solleciti prese di coscienza collettive ed assunzioni di responsabilità. Ciò può essere realizzato, a partire dai livelli locali, con azioni ed interventi di interesse pubblico fondati sull’ascolto e sul confronto attivo, cioè sul coinvolgimento dei cittadini in un sistema decisionale che integri e completi i loro reali bisogni. Gli strumenti democratici per attuarli ci sono. Sta alle «persone di buona volontà» - ampiamente presenti nella società civile ed in politica – decidere se, come e quando utilizzarli.